Corriere di Bologna - Pavani: "Il governo deve aiutarci, così lo sport muore. Il mio sogno? Salvezza con il palazzo pieno di tifosi"

L'intervista integrale a Christian Pavani

Scritto da Riccardo Austini  | 
Christian Pavani

Ecco le dichiarazioni del presidente della Fortitudo Christian Pavani:

Le squadre della serie A di basket stanno continuando la battaglia per allargare la capienza nei palasport, ora ferma al 35%. Qual è la posizione della Fortitudo?
“Siamo sulla stessa linea di pensiero delle altre squadre. La riduzione al 35% non solo fa perdere in termini economici, bensì anche a livello di tifosi e di attaccamento. Il nostro sport è a rischio”.

Il 50% è stato individuato come limite minimo. Sarebbe sufficiente?
“No, come club di serie A abbiamo chiesto il 100%. Con il green pass vogliamo i palazzi pieni. Al governo chiediamo di lavorare e di fare impresa, visto che al momento siamo gli unici ad avere obblighi così bassi”.

Se non arrivassero in tempo risposte dal governo, quale sarebbe la posizione della Fortitudo?
“Di grande preoccupazione. Tuttavia, siamo allineati con il lavoro del presidente Umberto Gandini e con Gianni Petrucci, l'uomo su cui contiamo di più, in quanto può fare una pressione intensa sulla politica”.

A quanto ammontano i costi per la stagione 2021-2022 alla Fortitudo?
“Circa 4,5 milioni di euro. I nostri introiti arrivano al 40% dalla biglietteria, il 40% dagli sponsor e il 20% dalla proprietà. Un altro esercizio come quello passato non si può fare, però nella peggiore delle ipotesi saremo costretti a farlo, perché noi non molliamo. Così però lo sport muore”.

La stagione passata è stata pagata con 2 milioni di perdite. Come avete fatto?
“Si lavora per tenere salda la società. Lo scorso anno partimmo con il 25% della capienza, con l'obiettivo di arrivare presto al 50% e invece si andò a zero. Il Covid non è colpa delle società, però nel 2021 parliamo ancora di questioni risalenti a un anno fa”.

Le curve hanno spiegato che non solo fanno della faccenda una questione di capienza, bensì vogliono tornare a tifare come facevano prima.
“Vogliamo il 100% proprio per questo e anche salire al 70% significherebbe avvicinarsi sempre di più alla normalità. Una mediazione con il tifo la vorremo trovare”.

Quindi per la Fortitudo non è solo una questione di soldi.
“Assolutamente no, perché in ballo ci sono posti di lavoro e la sopravvivenza di molti club. Vogliamo mandare un messaggio di positività, ma invece pare che andando ai palazzi dello sport ci si prenda il Covid e tutto questo non è normale”.

In questi due anni la Fortitudo si è mossa molto e ci sono state diverse strategie che lasciano l'impressione che si possa gestire meglio l'azienda è così?
“Una crisi può anche essere l'occasione per rafforzarsi e avere nuove idee. Io sono carico e determinato”.

Cosa ci può dire sul nuovo logo?
“Non è un nuovo logo. Si tratta di un logo vintage che ricorda la prima Effe comparsa sulle prime maglia della Fortitudo. Questa è un'operazione di marketing e di consolidamento del Club. Poi può piacere o meno”.

Il ritorno al Pala Dozza invece fa parte delle strategie?
“La pandemia ha fermato lo sviluppo. Quindi per ora dobbiamo superare l'inverno e ogni altro tipo di problema, per poi riprendere dove eravamo rimasti”.

L'arrivo di Jasmin Repesa è un segno di "fortitudinità"?
“Jasmin è un grande allenatore e con la sua esperienza può far crescere i giocatori e la società. Il suo ritorno e quello di Palumbi sono tutte scelte precise. Repesa ci può portare dove l'anno scorso non siamo arrivati. Abbiamo sbagliato e lui ci può aiutare a non ripetere gli stessi errori. Il suo lavoro e dello staff presto si vedrà. Abbiamo bei confronti in ufficio. Gli infortuni ci stanno penalizzando, anche se la squadra sta lavorando sodo e di questo siamo soddisfatti”.

A fine stagione in che modo lei potrà ritenersi contento?
“Se ci salviamo, ma con cinquemila tifosi a palazzo”.


 


 


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