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Editoriale - Virtus con il fiatone, Fortitudo con l'ansia

Kigili ancora viva ma deve scuotersi, Segafredo stanca ma vincente

Scritto da Dario Ronzulli  | 
Brandon Frazier (Foto Valentino Orsini - Fortitudo Bologna)

C'è molto pessimismo tra i tifosi della Fortitudo ed è comprensibile. Anche la partita di Brescia ha dato ben pochi segnali incoraggianti in prospettiva lotta per non retrocedere, al netto del valore dell'avversaria che oggi è la terza forza del campionato non a caso. La Kigili al momento è questa, affidata all'estemporaneità dei singoli in attacco e morbidissima in difesa con buchi enormi che nessuno sembra in grado di poter coprire. La situazione non è semplice, anche perché le altre rivali hanno sì i loro problemi ma appaiono molto più battagliere dei biancoblu. Per tutti questi motivi non traspare molta fiducia sulle possibilità di salvezza degli uomini di Martino. Tuttavia ci sono elementi per i quali è ancora possibile avere fiducia. Innanzitutto mancano ancora una dozzina di partite e sono tantissime; ci sono ancora tutti gli scontri diretti da affrontare e naturalmente da vincere altrimenti parliamo del nulla; anche le altre come detto hanno le loro difficoltà da affrontare. Insomma niente è ancora perduto ma appare fin troppo evidente che alla Fortitudo serva un cambio di mentalità, una piena consapevolezza del fatto che serva sbucciarsi le ginocchia su ogni singolo possesso e che non si può fare una partita di grinta e coraggio solo perché di fronte si ha Milano e non si ha nulla da perdere. Tutto lavoro per Antimo Martino e il suo staff: lavoro complicato, sicuramente, ma fondamentale. Se la Fortitudo non trova in fretta quella vis pugnandi che le manca allora sì che sarà notte fonda.

Per la Virtus la vittoria di Varese non è così banale come si potrebbe pensare. Con il roster ridotto all'osso vincere in casa di una squadra che ha messo in campo tutta la disperazione e l'incoscienza che poteva non è così banale. Certo, non è il caso di glorificare un successo ottenuto contro un team che schierava un 2002 e un 2003 e che non aveva centri di ruolo; ma allo stesso tempo neanche archiviarlo come scontato che in una stagione così travagliata di scontato c'è ben poco. Piuttosto c'è da rimarcare come Jaiteh sia ormai punto di riferimento inossidabile sui due lati del campo, come Pajola abbia sfoderato la sua miglior prestazione offensiva stagionale e come le seconde linee abbiano offerto ben poco per non dire nulla costringendo Scariolo a spremere i titolari. Ecco, questa è l'aspetto peggiore della gara considerando quante energie siano state spese da pochi uomini prima con il Buducnost e poi con Varese. Mercoledì la stessa squadra - con forse in più Belinelli, Sampson e Teodosic ma bisogna vedere in che condizioni - va a sfidare in casa sua una Valencia in grandissimo spolvero. Sarà una gara durissima, nella quale i bianconeri dovranno limitare al minimo gli errori e tirar fuori attributi in quantità industriale.


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