Giovanni Andreini: “Per quanto oggi gli staff siano abbastanza autonomi, l’allenatore resta una figura chiave. Poi certo, i ritiri sono cambiati. Rispetto a una volta il modo di fare e vedere calcio è mutato diametralmente, adesso si sta via molto meno e occorre privilegiare la qualità del lavoro, educare i ragazzi per esempio sotto l’aspetto dell’alimentazione”.
Beppe Signori: “Conoscere i giocatori è fondamentale, dal punto di vista tecnico, ma anche fisico e mentale, ecco perché è importante avere Mihajlovic a Pinzolo”.
Franco Colomba: “Guardate cosa ha fatto Mancini. Vero che per costruire il gruppo gli son serviti alcuni anni, ma in questo mese dell’Europeo è scaturito qualcosa di strepitoso. Questi ragazzi rimarranno amici per tutta la vita. Bonifazi andrà inserito, come Arnautovic, se arriverà”.
Fabio Bazzani: “Si può lavorare con continuità senza assilli di risultati. Una volta in questo periodo ci si isolava da tutto, oggi ci si avvicina di più alle settimane normali di lavoro. Dedicandosi soprattutto ai principi di gioco e a costruire un’idea di squadra”.
Jonatan Binotto: “Questo è il momento per impostare il lavoro a 360 gradi, quasi 24 ore su 24 mettendo le basi su quegli aspetti poi da sviluppare nel corso della stagione”.
Stefano Torrisi: “La cosa più importante per il tecnico è tastare subito il polso della squadra, capire l’aria che tira, se c’è gente scarica, che magari se ne voleva andare, o se invece la squadra è carica, motivata”.
Marcello Castellini: “Spesso succede pure di avere un gruppo in ritiro e un altro ai nastri di partenza”.
Luigi Della Rocca: “A volte il ritiro può orientare il mercato perché può capitare che in quelle due settimane ci si renda conto che le caratteristiche di un nuovo arrivato non sono esattamente quelle che credevi“.
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