Bologna, Italiano esonerato? C'è chi ne è (quasi) sicuro (Ansa Foto) - BolognaSportnews
Il Bologna continua a vivere una crisi davvero profonda e l’esonero di Vincenzo Italiano non è così impossibile: c’è chi crede nell’addio
Ci sono momenti, durante una stagione, in cui smetti di guardare solo il pallone e inizi a sentire tutto il resto. Il rumore di fondo, le statistiche che tornano sempre uguali, le domande che prima scivolavano via e ora restano. Il Bologna è entrato esattamente in questa fase.
Lo 0-2 del Dall’Ara contro l’Atalanta non è stato solo una sconfitta casalinga, ma uno di quei risultati che fanno cambiare prospettiva. Una partita che ha lasciato più strascichi di quanto dica il tabellino e che ha complicato ulteriormente un momento già delicato.
I numeri, ancora una volta, aiutano a capire la dimensione del problema. Il Bologna non vince in Serie A dal 22 novembre. Da allora sono arrivate tre sconfitte nelle ultime quattro partite e un digiuno che inizia a pesare anche psicologicamente. La gara persa con l’Atalanta ha portato con sé un altro dettaglio tutt’altro che marginale: il sorpasso in classifica proprio dei bergamaschi.
Oggi i rossoblù si trovano a -10 dalla zona Champions, è vero con una gara ancora da recuperare, ma con la sensazione che il margine di sicurezza costruito nei mesi precedenti si sia improvvisamente assottigliato. Il campo racconta di una squadra meno brillante, meno continua, che fatica a dare la sensazione di controllo anche nei momenti favorevoli. E quando le partite iniziano a somigliarsi tutte, il rischio è che il problema non sia più episodico.
Accanto a ciò che succede sul rettangolo verde, ce n’è un altro segnale che racconta molto del clima attorno al Bologna. Sono le quote dei bookmaker, che raramente mentono sulla percezione esterna di una squadra. Secondo Better e Betflag, l’addio di Vincenzo Italiano entro fine stagione è quotato a 1,75. Una cifra che colpisce non tanto per la previsione in sé, quanto per i paragoni che porta con sé.
È la stessa quota attribuita ad allenatori invischiati nella lotta salvezza, come Paolo Vanoli, terzultimo con la Fiorentina e offerto anche lui a 1,75, o Eusebio Di Francesco del Lecce, a 1,85. In lavagna stanno peggio soltanto Gilardino al Pisa e Zanetti, entrambi a 1,50. Numeri che non certificano decisioni imminenti, ma che fotografano un cambiamento evidente:
il Bologna non viene più percepito come una squadra stabile, bensì come un progetto entrato in una zona di turbolenza.
Ed è questo, forse, l’aspetto più delicato. Perché questa stagione aveva raccontato tutt’altro: crescita, ambizioni, solidità.
Ora invece ogni partita sembra portare con sé una domanda in più. Italiano continua a difendere il lavoro svolto, e non potrebbe essere altrimenti, ma il calcio sa essere spietato quando i risultati smettono di accompagnare le idee.
La vera partita, adesso, non è solo quella per rientrare nella corsa europea, ma quella per evitare che il rumore attorno diventi più forte del campo. Le quote indicano una tendenza, non una sentenza. La risposta, come sempre, arriverà dal prato verde. Ma il tempo, per il Bologna, ha iniziato a scorrere un po’ più veloce.
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