Rischio esonero in Serie A: decisiva la prossima sfida - BolognaSportnews
In Serie A un altro tecnico è a rischio esonero: tutto dipenderà dalla prossima partita ma la contestazione dei tifosi fa riflettere la dirigenza
Da dominatore annunciato a tecnico sulla graticola. Il calcio, anche sotto il sole dell’Arabia Saudita, non fa sconti a nessuno. E oggi il nome di Simone Inzaghi è finito nel mirino di tifosi e opinionisti locali. L’ex allenatore dell’Inter, arrivato tra squilli di tromba all’Al Hilal, rischia di vedere sfumare un campionato che sembrava già in tasca. E con lui vacilla anche la panchina.
Le parole che circolano sui media sauditi sono pesanti. “Un gioiello nelle mani di un minatore di carbone”, scrivono. Un’immagine forte, che fotografa la delusione di una piazza abituata a vincere. Il vantaggio accumulato nei mesi scorsi è stato dilapidato. Ora la vetta è nelle mani dell’Al Nassr di Cristiano Ronaldo. E il sorpasso brucia.
I numeri spiegano più di mille analisi tattiche. Nelle ultime sette partite di campionato l’Al Hilal ha collezionato troppi pareggi, cinque per la precisione. L’ultimo contro l’Al Taawon, squadra in zona retrocessione, è stato vissuto come un campanello d’allarme definitivo. Nel frattempo l’Al Nassr ha infilato solo vittorie, recuperando dieci punti e portandosi a +3 quando mancano undici giornate alla fine.
Non solo. Anche l’Al Ahli ha superato la squadra di Inzaghi in classifica. La sensazione è che qualcosa si sia incrinato. L’arrivo di Karim Benzema a gennaio doveva rappresentare la spinta decisiva. Invece le critiche si sono moltiplicate. Si parla di gioco troppo speculativo, di gestione prudente nonostante una rosa superiore alla concorrenza.
Chi conosce Inzaghi sa che vive di equilibri e dettagli. Ma in Arabia il tempo per gli equilibri sembra finito. Qui si pretende il risultato immediato. E quando la rimonta la firma la squadra di Ronaldo, il peso mediatico raddoppia.
Se la classifica scricchiola, il contratto resta solido. Inzaghi percepisce circa 26 milioni netti a stagione, con un accordo fino al 2027 e opzione per un ulteriore anno. Una cifra che lo colloca tra gli allenatori più pagati al mondo, secondo solo a Diego Simeone dell’Atletico Madrid. E soprattutto c’è una penale altissima in caso di esonero.
È questo il vero scudo che, almeno per ora, lo protegge. La dirigenza riflette. L’idea di cambiare guida tecnica in corsa è concreta, ma il costo dell’operazione frena ogni decisione. Eppure la pressione cresce. La trasferta contro l’Al Shabab viene descritta come uno snodo decisivo: senza tre punti, la situazione potrebbe precipitare.
Inzaghi si gioca molto più di una partita. Si gioca la credibilità in un campionato che lo aveva accolto come un top coach europeo. Il paradosso è evidente: un progetto ambizioso, un investimento faraonico, una rosa stellare. Eppure oggi tutto sembra appeso a undici finali.
Resta una domanda che rimbalza tra Riyad e Milano: l’ex tecnico nerazzurro riuscirà a ribaltare l’inerzia e riprendersi il campionato, o l’Arabia diventerà la sua prima vera caduta internazionale? Il calcio, si sa, non vive di memoria. Vive di presente. E il presente, per Inzaghi, è più fragile che mai.
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