Rivoluzione Italia: Mancini torna Ct, ex Milan il nuovo presidente (Ansa Foto) - BolognaSportnews
La rivoluzione in Nazionale e Federazione è ormai pronta: dimessi Gravina e Buffon, a breve anche Gattuso. mancini torna come Ct, un ex Milan vuole la presidenza della Figc
Ma davvero può bastare una sconfitta per riscrivere il futuro di un intero sistema? Oppure certe crepe erano già lì, solo nascoste sotto la superficie? La sensazione, guardando quello che sta succedendo in queste ore, è che il calcio italiano stia vivendo qualcosa di molto più profondo di una semplice crisi sportiva.
Le dimissioni dell’ex presidente hanno aperto una fase nuova, quasi caotica, dove tutto sembra improvvisamente possibile. Idee, nomi, visioni diverse si rincorrono senza sosta. E in mezzo a questo scenario prende forma una parola chiave che torna con forza: caos FIGC. Un caos che però, a ben vedere, potrebbe anche rappresentare un’occasione irripetibile per ripartire davvero.
Tra le tante ipotesi che stanno emergendo, ce n’è una che ha subito attirato attenzione e curiosità: Gianni Rivera presidente FIGC. Non solo una suggestione, ma una candidatura dichiarata, con tanto di idee e visione già impostata.
L’ex numero 10 del Milan non si è limitato a mettersi a disposizione, ma ha anche tracciato una linea chiara. Il suo focus è sui giovani, sulla tecnica, su un sistema che – secondo lui – ha smesso di insegnare le basi del calcio. Parole forti, che fanno riflettere. E che trovano riscontro in una realtà sotto gli occhi di tutti: settori giovanili sempre più trascurati e famiglie spesso scoraggiate da costi e dinamiche poco trasparenti.
Quando Rivera parla di procuratori e di talenti persi per strada, tocca un nervo scoperto. Non è solo nostalgia per un calcio che non c’è più, ma la fotografia di un problema reale. La sua candidatura, in questo senso, va oltre il nome: è quasi una provocazione al sistema. E la domanda sorge spontanea: serve davvero un ritorno alle origini per ripartire?
Se sul fronte dirigenziale il dibattito è aperto, su quello tecnico il discorso è altrettanto caldo. Il nome che circola con più insistenza è uno solo: Mancini nuovo ct Italia. Un ritorno che fino a qualche mese fa sembrava improbabile, ma che oggi assume contorni sempre più concreti.
D’altronde, i numeri parlano per lui. Europeo vinto, gruppo ricostruito, identità ritrovata. Poi l’addio, improvviso, e le esperienze all’estero. Prima l’Arabia Saudita, con un contratto faraonico, poi il Qatar. Ma il legame con l’Italia, quello, non si è mai davvero spezzato.
Dal punto di vista economico, il tema non è secondario. Lo stipendio Mancini è cresciuto negli anni, passando dai 2 milioni iniziali fino ai 3 della seconda fase in azzurro, per poi salire vertiginosamente all’estero. Ma oggi, più che i numeri, sembra contare la motivazione. E la possibilità di riportare l’Italia dove merita potrebbe essere una spinta decisiva.
Il suo profilo mette d’accordo molti, ma non tutti. C’è chi preferirebbe voltare pagina completamente, puntando su volti nuovi. Eppure, in un momento così delicato, affidarsi a chi conosce già l’ambiente potrebbe essere la scelta più logica.
Alla fine, tutto ruota attorno a una sensazione: il calcio italiano è a un bivio. Da una parte il cambiamento radicale, dall’altra il ritorno a certezze già conosciute. Ma forse la vera sfida sarà trovare un equilibrio tra queste due strade. E allora viene da chiedersi: rivoluzione o ricostruzione… quale sarà davvero la scelta giusta?
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