Editoriale - Virtus avanti con i cerotti, Fortitudo anno zero

La Segafredo vince nonostante gli infortuni, la Kigili riparte con un nuovo assetto

Scritto da Dario Ronzulli  | 
Michele Ruzzier (Foto Matteo Marchi - Virtus Segafredo Bologna)

Aver battuto una rinata Dinamo Sassari dopo una battaglia infinita e di appena due punti può sembrare un risultato banale per la Virtus Segafredo. Ma in realtà non è così per almeno tre motivi. Uno riguarda l'avversaria: come detto Sassari è rinata, la cura Bucchi ha portato subito un'inversione di tendenza piuttosto netta, ora i biancoblu appaiono una squadra con piena consapevolezza di sé e l'impatto di Gerald Robinson è stato subito molto buono.
Poi c'è stata la lunga trafila degli infortuni: a Mannion e Sampson che la gara l'hanno vista dalla tribuna, si sono aggiunti uno dopo l'altro Hervey, Pajola e Cordinier. Il che ha comportato per Scariolo una forzatura nelle rotazioni ben oltre il preventivato, sia in termini di impiego (Belinelli 25 minuti appena tornato dall'infortunio: tanti, ma non c'erano alternative) sia in termini di quintetti schierati con due centri o quattro guardie in campo contemporaneamente. In questo contesto aver lottato, prima ancora di aver vinto, dà la misura di quanto il percorso di crescita del gruppo procede spedito e veniamo al terzo motivo: la squadra non si è cullata mai sull'alibi delle assenze ma ha fatto di necessità virtù trovando nuove soluzioni a problemi complessi. Per questo l'MVP è Michele Ruzzier che sui due lati del campo ha messo grinta, ferocia e lucidità per contribuire alla causa.

La Kigili invece è caduta a Casale Monferrato contro Tortona. Diventa molto complicato analizzare la prova dei biancoblu senza tenere conto del fatto che quella schierata da Martino fosse una squadra totalmente diversa. Non tanto per il numero di giocatori nuovi, quanto per le caratteristiche e per quello che gli viene richiesto. Feldeine deve diventare il go to guy ma l'incastro con Aradori e Durham non può essere immediato; Charalampopoulos è un giocatore che ha bisogno di un contesto che funzioni per potersi esprimere al meglio e questa F è un cantiere a cielo aperto; Borra è un comprimario che per l'assenza di Toté si trova costretto a giocare molti più minuti di quanti pensasse. Il problema è che tempo per questo precampionato bis non ce n'è, le altre non stanno a guardare e la classifica è impietosa. Bisogna stringere i denti, lavorare sodo e ripartire dalle poche cose buone viste ieri sera tra cui la voglia di lottare che il gruppo ha mostrato. Che sia un campionato di sofferenza era chiaro prima e lo è anche dopo il restyling di mercato dell'ultima settimana.


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