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Corriere della Sera – Mihajlovic: “L’affetto mi ha aiutato ma ora basta. Voglio tornare a essere uno zingaro di m…”

Lunga intervista a Sinisa Mihajlovic che spazia dai temi della malattia a quelli delle sue amicizie controverse: "Ammalarsi non è una colpa. Succede, e basta. Ti cade il mondo addosso. Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. Chi non ce la fa non è certo un perdente. Non è una sconfitta, è una maledetta malattia. Tu puoi sentirti un guerriero, ma senza dottori non vai da nessuna parte. L’unica cosa che puoi fare è non perdere voglia di vivere. A Verona pesavo 75 chili, avevo solo 300 globuli bianchi in corpo. Imploro i medici di lasciarmi andare. Rischiavo di cadere per terra davanti a tutti e un paio di volte stavo per farlo. Volevo dare un messaggio. Non ci si deve vergognare della malattia. Bisogna mostrarsi per quel che si è. Volevo dire a tutte le persone nel mio stato. Oggi sono un uomo che cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno. L'affetto mi ha aiutato molto. Ma ora basta. Non vedo l’ora di tornare a essere uno zingaro di m… Al Sant’Orsola mi avevano dato questa la falsa identità di Cgikjltfr Drnovsk, 69enne senza fissa dimora per non attirare curiosi che disturbassero altri malati. Trovavo ironico quel senza fissa dimora affibbiato a me, che in ogni stadio ero accolto dal coro di zingaro di m… Sono un uomo controverso e divisivo. Facevo il macho, dicevo cose che potevo tenere per me. Ma se faccio una cazzata, e ne ho fatte tante, mi prendo le mie responsabilità. Il primo incontro con Arkan?Quando giocavo nel Vojvodina, al termine di una partita combattuta l’avevo insultato non sapendo chi fosse. Quando mi ingaggiano alla Stella Rossa, mi convoca nella sua villa. Pensavo mi volesse ammazzare. Invece fu gentile, affabile. “Qualsiasi cosa ti serva, Sinisa, sai che puoi venire da me. Ti lascio il mio telefono”. Nei miei anni a Belgrado l’ho frequentato per circa 200 sere all’anno. Quando morì, pubblicai il famoso necrologio che mi ha attirato tante critiche per il mio amico Zeljko, non per il comandante Arkan, capo delle Tigri. Non condividerò mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare un rapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita. Non risponderò alla lettera aperta che mi è stata recapitata: ho già detto quel che dovevo dire. I serbi hanno fatto schifo, come anche i croati. Ma la storia è sempre scritta dai vincitori. Quindi, gli unici colpevoli siamo noi"
 

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