Editoriale - Cuore Fortitudo, Virtus ko ma...

Domenica d'orgoglio per la F, le V nere cadono ancora in casa con qualche rimpianto

Scritto da Dario Ronzulli  | 

Strepitosa Fortitudo. Una vittoria di cuore, di coraggio ma anche di pazienza e di lucidità quella contro la Reyer Venezia. E finalmente una partita di Adrian Banks da Adrian Banks! Dalmonte aveva chiesto alla vigilia ad ognuno dei suoi giocatori di farsi trovare pronto nel momento del bisogno e tutti hanno risposto presente, da Toté che ha messo a referto un'altra partita piena di sostanza a Sabatini che ha messo una tripla di importanza enciclopedica nel finale. Vittoria di squadra e che in più permette alla Lavoropiù di togliersi dall'ultimo posto: il cammino è ancora lunghissimo ma non essere più fanalino di coda dà sensazioni incoraggianti. Non ci sono elementi per dire che la squadra giocasse contro Sacchetti: è un'accusa talmente forte e per certi versi infamante che bisogna provarla oltre ogni ragionevole dubbio. La cosa certa è che Dalmonte ha dimostrato di saper toccare, rispetto al suo predecessore, le corde giuste di questo gruppo e parlo soprattutto dell'aspetto mentale. Ora la Fortitudo è sul pezzo, ha capito che deve sudare e sporcarsi le mani: era il passaggio necessario per risalire la classifica.

Quinta sconfitta casalinga di fila per la Virtus ma è innegabile che quello contro Milano sia un ko molto diverso dagli altri. Partendo dal dato di fatto tutt'altro che banale che oggi l'Olimpia è più forte, come in Supercoppa il bicchiere bianconero può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto. Le V nere sono state in partita fino alla fine, anche meglio rispetto a settembre, con dei momenti di grande applicazione difensiva e con eccellenti letture in attacco. Senza il suo miglior difensore sugli esterni, Pajola, e con un discreto esordio di Belinelli - pretendere di più mi pare davvero eccessivo -, la Segafredo se l'è comunque giocata stando sempre a contatto dimostrando di avere dei cavalli da corsa (cit. Djordjevic) niente male. Mio MVP personale Vince Hunter, non a caso lasciato in campo nel finale perché rispetto a Gamble poteva dare molto di più in difesa. Di contro però c'è un Killer Instinct lacunoso nella Virtus, specie se comparato a quello dell'Olimpia. In quel paio di momenti in cui i bianconeri dovevano compleare la rimonta nel finale sono arrivati errori al tiro o peggio conclusioni figlie di troppa fretta: quando affronti una squadra come l'Olimpia non te lo puoi permettere perché stai pur certo che verrai punito. Ora il pensiero della Virtus dev'essere rivolto alle vittorie con Pesaro e Trento perché la qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia non può non essere conquistata.

Sulla Rai che interrompe la diretta su Rai Due e la trasferisce su Rai Sport c'è poco da dire, se non una cosa: chissà che questo episodio, l'ultimo di una lunga serie di poderosi schiaffi in faccia, non faccia capire ai dirigenti baskettari che del basket in chiaro e soprattutto della tv pubblica se ne può fare tranquillamente anche a meno se questo è il trattamento. Basta mendicare dirette, basta vaneggiare "più basket in Rai", basta farsi trattare come dei pezzenti. Basta.


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