Nella lunga e corposa intervista rilasciata da Carlo Nervo ai colleghi del Resto del Carlino, l'ex centrocampista del Bologna prende le difese della società, andando a puntellare gli uomini chiave di questa sessione di mercato, e facendo un quadro generale sulla stagione appena trascorsa e quella alle porte: "Se dico che è stata una stagione straordinaria non vado tanto lontano dal vero. Gioco, risultati, entusiasmo dei tifosi: di più non si poteva fare. Che Arnautovic sia un giocatore importante per qualsiasi squadra è assodato. Poi mi sembra un ragazzo intelligente, con i compagni perfino altruista. Pur con tutti i guai fisici che ha avuto il suo lo ha fatto. Se fossi nel Bologna andrei avanti con lui. O un calciatore comincia a capire che il Bologna di oggi non è un luogo di passaggio, ma un punto importante di arrivo oppure è meglio lasciare libero ognuno di andare per la propria strada. Oltretutto stiamo parlando di giocatori sicuramente importanti per questa squadra, ma non, con tutto il rispetto, di due fuoriclasse. Non c'è cosa peggiore che rimanere se hai la testa da un'altra parte. Ognuno è libero di fare le scelte professionali che vuole, ma bisogna capire che questo non è più un Bolognetto: qui ci sono le basi per entrare stabilmente tra le prime sette-otto squadre della serie A. Saputo in questi anni ha investito tanto e sicuramente qualche errore lo ha fatto, ma si è contornato di figure professionali di grande livello. Motta si è dimostrato un allenatore bravissimo, Sartori è uno dei big del mercato. Vedo tutti gli ingredienti per crescere ancora. E non sono il solo. Mi riferisco ai tifosi. Diecimila abbonamenti quando la stagione deve cominciare sono un bel segnale di apprezzamento e fiducia. Intanto sono stati riscattati Posch e Moro, che si sono rivelate due pedine importanti. Beukema non lo conosco, ma mi fido di Sartori. E poi tutte le squadre oggi vanno in ritiro con un gruppo che il mercato rischia di modificare radicalmente nelle prossime settimane. Per quest'anno l'obiettivo che fisserei è l'Europa. Mentalmente bisogna pensare che sia un obiettivo alla portata. 

La chiosa è stata sulla di esperienza Bologna e la “nostalgia” del ritiro: “Nessuna nostalgia. Con Ulivieri la settimana prima che cominciasse il ritiro mi prendeva il panico, perché sapevo che quello che mi attendeva. Con Renzaccio a volte, sommando i due allenamenti, si poteva finire perfino a lavorare otto ore al giorno: arrivavi a fine ritiro che non ti reggevi sulle gambe. Quel Bologna in campo volava grazie all'allenatore e ai grandi campioni che quella squadra aveva: Baggio, Signori, Andresson e Kolyvanov…     Sono stato vicino solo due volte a cambiare aria da Bologna: Parma e Milan, dove non andai solo perché quando sembrava tutto fatto mi ruppi il crociato anteriore del ginocchio. Ma non me ne sono mai fatto un cruccio: a Bologna stavo da re. Del resto se guardo ai compagni di allora potevo solo essere felice di indossare quella maglia”.

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