Bologna, dove sei finito? Il momento che può cambiare la stagione (Ansa Foto) - BolognaSportnews
Italiano ha avuto un confronto con la squadra nello spogliatoio: è la vigilia di una gara importante ed i felsinei hanno un problema di non poco conto
C’è una domanda che da qualche settimana rimbalza tra il Dall’Ara, i bar sotto i portici e le chat dei tifosi: che fine ha fatto il Bologna? Non è un interrogativo isterico, né figlio di una singola sconfitta. È una sensazione più sottile, quasi fastidiosa,
come quando cerchi qualcosa che fino a poco tempo prima era lì, solida e riconoscibile, e all’improvviso sembra svanita.
La notte magica di Vigo, contro il Celta, oggi appare lontanissima. E non solo per il calendario.
Col senno di poi, le avvisaglie c’erano state anche prima. Prestazioni opache, partite vinte senza convincere, altre pareggiate lasciando per strada certezze. Vincenzo Italiano lo ha ammesso senza cercare alibi dopo San Siro, usando parole che pesano: “Ci siamo smarriti”.
Non una frase di circostanza, ma una fotografia lucida del momento. Fino a fine novembre il rapporto tra ciò che il tecnico dava e ciò che riceveva dalla squadra era equilibrato. Nell’ultimo mese, invece, soprattutto sotto le feste, la bilancia sembra essersi inclinata da una parte sola.
La sconfitta con l’Inter, presa da sola, potrebbe anche starci. Ma è il come che preoccupa. Il Bologna è apparso sempre in ritardo, mai davvero dentro la partita. Se il divario tecnico con certe big è noto, quello che non torna è l’atteggiamento: meno attenzione, meno aggressività, meno fame. E quando Napoli prima e Inter poi arrivano a giocare “col gatto e col topo”, il problema non è solo l’avversario.
Qui entrano in scena i numeri, quelli che – come ha ricordato Italiano – non sono mai un’opinione. Negli ultimi cinque gol subiti dal Bologna, ben quattro sono arrivati da calcio d’angolo. Un dato che non può essere liquidato come sfortuna. È mancanza di attenzione, di concentrazione, di cattiveria. E non serve guardare troppo lontano: Lazio rimasta in dieci, Cremonese e Parma B in Coppa Italia, poi Juventus e Sassuolo. Un filo conduttore che porta dritto a San Siro.
Le assenze hanno inciso, certo. Sarebbe ingiusto negarlo. Ma quando certi errori si ripetono, la responsabilità ricade su chi è in campo. Ed è qui che nasce la domanda chiave: è una questione di testa, di gambe, o di entrambe? Solo Italiano ha il polso reale della situazione, ma qualche dose di presunzione, vista domenica, non è passata inosservata.
Proprio per questo il tecnico ha parlato a muso duro alla squadra. Toni fermi, senza urlare, pane al pane e vino al vino. Un segnale forte, necessario, ma che da solo potrebbe non bastare. Perché se è vero che questo Bologna ha dimostrato di poter ambire all’Europa, ora serve una scelta chiara. Ritrovarsi sul campo, certo, ma magari anche un aiuto dal mercato.
Aggiungere qualità significherebbe non lasciare solo l’allenatore in una fase così delicata.
Le stagioni non sono mai lineari, e chi segue il Bologna lo sa bene. La differenza, però, la fa sempre il modo in cui si reagisce ai momenti difficili. La curiosità vera, oggi, non riguarda tanto la prossima partita, ma una domanda più profonda: quale Bologna rivedremo? Quello smarrito delle ultime settimane o quello capace di sorprendere tutti? La risposta è dietro l’angolo. E passa, prima di tutto, dalla capacità di ritrovarsi davvero.
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