Bologna in crisi: l'indebolimento della rosa sta presentando un conto salatissimo. Bologna Sport News (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images Via OneFootball)
Bologna in crisi di risultati. Il progressivo indebolimento della rosa sta presentando un conto piuttosto salato. L’analisi
C’era una volta il Bologna che incantava i propri tifosi, “uno squadrone che tremare il mondo fa” ancora una volta come un tempo: quello di Thiago Motta prima, e di Italiano poi, con la differenza che con quest’ultimo la massima espressione di gioco era culminata con un trofeo nella notte più importante della storia recente del club. “Ora come allora…così si gioca solo in Paradiso”, recitava così la coreografia della curva rossoblù in occasione della finale. Da quella sera di maggio sembra però essere cambiato tutto, o quasi. La strategia che ha portato il club a raggiungere grandi risultati stavolta non ha dato i frutti sperati, e anzi sta presentando un conto piuttosto salato.
Gli ultimi anni di storia di Bologna, hanno portato alla ribalta una squadra e un sistema di gioco piuttosto collaudati anche grazie a un lavoro dietro le quinte societario egregio. Acquisti mirati e sotto traccia da crescere e valorizzare per poi rivendere a peso d’oro, una strategia che ha fatto in parte le fortune del Bologna, ma che sta portando anche a diverse difficoltà.
Mi spiego meglio, comprare per poi rivendere può essere una strategia che alla lunga non porta troppi risultati. La perenne cessione dei pezzi pregiati, giocoforza indebolisce ogni anno la rosa a disposizione del tecnico, considerando anche le difficoltà non trovare un degno sostituto. E se almeno inizialmente questo non si era fatto sentire, nel momento in cui viene sbagliato un mercato (visto l’impatto quasi nullo che stanno avendo i nuovi, salvo rare eccezioni) assume un peso rilevante. Il Bologna di due anni fa aveva a disposizione Calafiori, Beukema, oltre a Lucumí in difesa, un Freuler con qualche anno in meno in mezzo al campo, un Ferguson nel suo momento migliore, Zirkzee, Ndoye e Saelemaekers, con un Castro in rampa di lancio (arrivò nel gennaio del 2024).
Qualche anno più tardi è lapalissiano rivelare che la rosa si sia indebolita con le partenze dei suddetti calciatori e questo non può non avere un peso…Soprattutto se chi li sostituisce non dimostra lo stesso tasso tecnico. Se alcune di queste cessione erano quasi inevitabili viste le cifre e il blasone della squadra in ballo, in altri casi sono stati commessi degli errori di valutazione. Del resto cedere ogni anno calciatori porta inevitabilmente a ricostruire, un processo che però rallenta un progetto di crescita del club.
Molti di voi potranno dire, anche correttamente “però questa strategia ti ha portato dei risultati nel corso degli anni”, ma il punto a mio modo di vedere è che se si è riusciti a non indebolirsi una volta vendendo e ricomprando, automaticamente non diventa una legge del mondo del calcio, e il mercato di quest’estate ne è la prova. Dei nuovi arrivati solamente Heggem (a fasi alterne), Rowe (nell’ultimo periodo) e Bernardeschi hanno dimostrato il proprio valore, seppur non abbiano fatto ancora dimenticare chi è partito…
Con questo discorso non si vuole assolumente scaricare ogni colpa sulla gestione del mercato, anche perché fino a pochi mesi fa la situazione era comunque rosea, a dimostrazione di come qualcosa si sia rotto a prescindere nel meccanismo quasi perfetto creato da Vincenzo Italiano.
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