Uefa, arriva la stangata per Inter e Juve: decisione senza precedenti (Ansa Foto) - BolognaSportnews
La nuova idea per dividere i soldi UEFA: meno alla Champions, più equilibrio per tutti? Ecco la proposta rivoluzionaria
Quanto conta davvero partecipare alla Champions League? Nel calcio moderno la risposta è semplice: tantissimo. Non solo per il prestigio sportivo, ma soprattutto per l’enorme flusso di denaro che le competizioni europee generano ogni stagione.
Eppure, negli ultimi anni, sempre più dirigenti e osservatori del calcio europeo hanno iniziato a porsi una domanda scomoda. È davvero sostenibile un sistema in cui pochi club incassano cifre enormi mentre la maggior parte delle squadre riceve solo briciole?
Il tema è tornato al centro del dibattito grazie alla proposta presentata dalla Union of European Clubs (UEC), un’organizzazione che rappresenta soprattutto società di piccole e medie dimensioni. L’obiettivo è chiaro: cambiare il modo in cui vengono distribuiti i ricavi UEFA, cercando di ridurre il divario economico tra le squadre che partecipano stabilmente alle coppe e quelle che restano fuori.
Secondo l’analisi pubblicata da Calcio e Finanza, la proposta potrebbe rappresentare una piccola rivoluzione per il calcio europeo. E inevitabilmente avrebbe effetti anche sui club italiani.
Oggi il sistema di distribuzione dei premi UEFA è fortemente sbilanciato. Circa il 74% delle risorse totali viene destinato alla Champions League, mentre il 17% finisce all’Europa League e appena il 9% alla Conference League.
Secondo la UEC, questo meccanismo favorisce in modo quasi strutturale i club che si qualificano regolarmente alla Champions. Il risultato è un effetto domino: più partecipazioni portano più ricavi, che a loro volta permettono di rafforzare la squadra e qualificarsi ancora.
La proposta di riforma punta quindi a riequilibrare il sistema mantenendo comunque una parte dei premi legata ai risultati sportivi. Nel nuovo modello:
Ma la vera novità riguarda la suddivisione tra le tre competizioni europee:
Partendo da un montepremi complessivo superiore ai 3,5 miliardi di euro, questo significherebbe circa:
Un altro cambiamento importante sarebbe l’eliminazione del cosiddetto value pillar, il meccanismo che oggi assegna una parte dei premi in base al valore dei mercati televisivi e alla storia dei club.
La proposta diventerebbe ancora più interessante osservando il suo possibile impatto sui club della Serie A. Secondo la simulazione basata sui risultati della stagione 2024/25, il nuovo sistema ridurrebbe sensibilmente il divario tra chi incassa di più e chi riceve meno dalle competizioni europee.
Le grandi squadre sarebbero quelle che perderebbero di più. L’Inter, per esempio, vedrebbe ridursi i ricavi UEFA di circa 68 milioni di euro. La Juventus perderebbe intorno ai 47 milioni, mentre l’Atalanta registrerebbe un calo di circa 43 milioni.
Al contrario, alcune società riceverebbero un beneficio significativo. La Fiorentina, per esempio, secondo la simulazione guadagnerebbe oltre 12 milioni di euro in più rispetto al sistema attuale.
Ancora più interessante sarebbe l’effetto sui club di Serie A che non partecipano alle coppe europee. Oggi ricevono circa 800 mila euro dai fondi di solidarietà UEFA. Con il nuovo modello, questa cifra potrebbe salire fino a circa 8,6 milioni di euro per squadra.
Il motivo sta in un’altra novità della proposta: la quota legata alla partecipazione verrebbe distribuita alle leghe nazionali, che poi la ridistribuirebbero tra tutti i club del campionato.
Nel caso dell’Italia, si parla di circa 202 milioni di euro, con l’85% destinato alla Serie A e il 15% alla Serie B.
Naturalmente il progetto è ancora solo una proposta. È stato presentato alla UEFA, alle European Leagues e alla Commissione europea per aprire il dibattito in vista del ciclo dei diritti televisivi 2027-2031.
Resta una domanda che aleggia su tutto il calcio europeo: è davvero possibile ridurre il divario economico tra grandi e piccoli club senza togliere potere ai giganti del continente?
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