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Calcio

FIGC, rivoluzione pazzesca: c’entra anche Del Piero

La Figc è pronta a cambiare volto: il prossimo 22 giugno le elezioni ma occhio alla posizione di Alex Del Piero, cosa c’è di vero

Quanto può pesare davvero un nome quando il sistema sembra aver bisogno di essere riscritto da capo? È la domanda che in queste ore circola con più insistenza tra addetti ai lavori e tifosi, mentre il calcio italiano prova a rimettere insieme i pezzi dopo settimane turbolente. Non è solo una questione di ruoli o poltrone, ma di identità, visione e credibilità.

Le dimissioni di Gravina hanno aperto una crepa evidente. E dentro quella crepa si stanno infilando idee, ambizioni e – inevitabilmente – suggestioni. Perché quando si parla di FIGC e di nuova presidenza, il confine tra realtà e desiderio diventa sottilissimo. Da una parte nomi istituzionali, solidi, prevedibili. Dall’altra, profili che accendono l’immaginazione e riportano il discorso su un terreno più emotivo, quasi romantico.

Tra rinnovamento e tradizione: il fascino di Del Piero

È in questo contesto che prende corpo l’idea – ancora lontana dall’essere concreta, ma tutt’altro che banale – di vedere Alessandro Del Piero protagonista nel futuro della Federazione. Non si tratta solo di una candidatura, ma di un simbolo. Un’ipotesi che racconta il bisogno di cambiare linguaggio, prima ancora che uomini.

Chi ha vissuto il calcio degli ultimi trent’anni sa bene cosa rappresenta Del Piero: eleganza, equilibrio, rispetto. Qualità che oggi, in un sistema spesso accusato di essere distante dalla base, tornano improvvisamente centrali. L’idea di una FIGC rinnovata passa anche da qui: riportare al centro chi il campo lo ha vissuto davvero.

Eppure, la strada non è semplice. Il profilo resta quello di una suggestione, mentre sullo sfondo si muovono figure più “politiche”, come Giovanni Malagò, che parte con un vantaggio evidente. La partita, insomma, è ancora tutta da giocare e si muove su equilibri delicati, dove consenso e relazioni pesano quanto – se non più – delle idee.

Il nodo CT: Mancini in pole per ripartire

Parallelamente, c’è un altro tema che tiene banco: la panchina della Nazionale. Dopo il terremoto delle ultime settimane, il nuovo CT dell’Italia diventa una scelta quasi simbolica, il primo vero segnale di discontinuità o continuità.

In questo scenario, il nome che circola con più forza è quello di Roberto Mancini. Un ritorno che avrebbe il sapore della storia che si riavvolge, ma anche della fiducia in un progetto già vincente. Non è un mistero che il suo Europeo vinto abbia lasciato un segno profondo, e oggi, in un momento di smarrimento, quella memoria pesa.

Certo, restano le incognite: il contratto in Qatar, le dinamiche economiche, ma soprattutto la volontà di rimettersi in gioco in un contesto completamente diverso rispetto al passato. E poi c’è la concorrenza: altri profili, altre idee, altri approcci. Ma Mancini resta, almeno oggi, il volto più riconoscibile per una possibile ripartenza.

Alla fine, tutto ruota attorno a una domanda che nessuno può davvero evitare: il calcio italiano ha bisogno di sicurezza o di coraggio? Puntare su nomi noti o rischiare con qualcosa di nuovo? Forse la risposta non sta in una scelta netta, ma nella capacità di mescolare entrambe le cose. E allora viene naturale chiedersi: siamo davvero pronti a vedere una FIGC diversa, o resterà tutto, in fondo, sorprendentemente uguale?

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