(Ansa Foto) Bolognasportnews
Parla l’ex giocatore e tecnico rossoblù dicendo la sua sul finale di campionato della squadra di Vincenzo Italiano.
Due giornate alla fine del campionato, in cui il Bologna vorrà sicuramente provarci. Un’ambizione chiamata Conference League che i rossoblù vogliono continuare a coltivare fino al 24 Maggio, quando con la sfida contro l’Inter al Dall’Ara calerà ufficialmente il sipario su un’annata in cui gli emiliani sono stati protagonisti su tre fronti, sfiorando anche la possibilità di vincere la Supercoppa Italiana.
L’Atalanta da sfidare domani pomeriggio a Bergamo, in quello che è ufficialmente diventato un vero e proprio scontro diretto per provare a centrare il settimo posto, che con la vittoria della Coppa Italia da parte dell’Inter è diventato l’ultima ancora di salvataggio di un campionato fatto di tantissimi alti e bassi in cui gli emiliani hanno paradossalmente fatto fatica davanti al proprio popolo e mostrato la loro miglior versione in trasferta. Per l’occasione, la redazione di Bologna Sport News ha contattato Franco Colomba, uno che dal Bologna ha dato e ricevuto tanto, che continua a seguire spesso e volentieri al Dall’Ara a riprova di come il legame affettivo nei confronti dei colori rossoblù sia rimasto inalterato nel corso del tempo.
Colomba, è un Bologna che può ancora credere alla qualificazione in Conference League?
“Molto difficile, ma se contro l’Atalanta e l’Inter riuscirà a sfoderare la stessa prestazione di Napoli, può sicuramente provarci e vedere poi cosa succederà. Nella sfida di lunedi sera ho rivisto una squadra che sembra essersi ritrovata. Per la serie : tentare non costa nulla.”
Una squadra vulnerabile in casa, con un ruolino di marcia importante in trasferta.
“Sono d’accordo e penso che il motivo di questo rendimento diverso, stia nel fatto che davanti ai propri tifosi hai sempre dentro di te quella voglia superiore di vincere. Ciò porta a provare a fare sempre la partita, rischiando anche d’essere colpiti dagli avversari e i tre gol subiti in casa, nella sconfitta contro la Cremonese, ne sono stati la dimostrazione perfetta. In trasferta è invece l’avversario a commettere l’errore e il Bologna possiede dei calciatori bravi a ribaltare l’azione e mettere in difficoltà la squadra di fronte. La spiegazione sta in tutto questo.”
Nel complesso, si sente d’affermare come comunque vada a finire, sarà stata una stagione positiva?
“Assegno la piena sufficienza, al di là se riuscirà o meno a centrare la terza qualificazione europea consecutiva. Vorrei evidenziare come il Bologna sia stato in corsa su tre competizioni fino ad aprile, disputando una semifinale e finale di Supercoppa Italiana, riuscendo a raggiungere i quarti di finale di Europa League, cosa che non accadeva da quasi trent’anni. Tutti da tenere in particolare considerazione, nell’analizzare in maniera globale del Bologna”.
Che idea si è fatto di Italiano?
“Ha dimostrato d’essere un bravo allenatore. Già a La Spezia e Firenze aveva dimostrato d’essere molto valido centrando una salvezza e tre finali. Trofeo che finalmente è riuscito a vincere l’anno scorso a Bologna, diventando ormai un idolo assoluto di tutta la città e tifoseria.”
Consiglierebbe una sua permanenza sulla panchina bolognese?
“Si, tenendo conto del rapporto che Vincenzo ha instaurato con società e ambiente. A priori deve però esserci la giusta chiarezza nei progetti. Ripartire da Vincenzo sarebbe una garanzia, invece d’andare a prendere un altro tipo d’allenatore che alla lunga sarebbe un rischio”.
Rowe è stato l’acquisto migliore?
“Assolutamente, insieme a Bernardeschi. Ha faticato ad inserirsi in un contesto già collaudato come quello del Bologna, ma poi ha dimostrato d’essere un vero e proprio calciatore all’inglese. Mi auguro che possa rimanere in rossoblù anche nella prossima stagione. Ma non solo lui…”
E chi altro?
“Bernardeschi, perché è stato il giocatore che ha garantito alla squadra la qualità che mancava nella scorsa stagione. Ha avuto il merito di aver saputo sconfiggere lo scetticismo della piazza, dimostrando come la tecnica individuale sia rimasta inalterata nonostante i trentadue anni d’età.”
Il rapporto con la città, sotto tutti i punti di vista.
Bologna, piazza che per lei è stata importante al di là dell’aspetto calcistico.
“La città dove sono cresciuto calcisticamente, mi sono costruito la mia famiglia e dove sono rimasto a vivere per sempre”.
In rossoblù ha anche vinto una Coppa Italia.
“Ricordo che non ero titolare perché giovanissimo. In quel periodo ho avuto l’onore e il piacere di stare con campioni dal valore indiscusso come Bulgarelli e Savoldi, disputando alcune partite in quella stagione Battemmo in finale il Palermo ai calci di rigore, in una partita sofferta, che vidi dalla tribuna e dove in campo non si notò la differenza di categoria tra le due squadre.”
E lo scorso anno che emozione ha provato da ex?
“Sono stato molto contento, è stato il giusto premio per una città che dopo tanto tempo ha rivisto la propria squadra rivincere un trofeo dopo oltre mezzo secolo.”
Non solo da calciatore, ma anche un’esperienza da allenatore.
“Che ricordo benissimo. Subentrai a Papadopulo, centrando la salvezza che era l’obiettivo iniziale della società. Fu un campionato in cui conquistammo anche dei risultati prestigiosi, come il pareggio contro il Milan di Leonardo e la vittoria contro il Napoli di Mazzarri al Dall’Ara. Come fu importante, sempre davanti ai nostri tifosi, il successo nel derby emiliano contro il Parma e quello contro il Genoa al Ferraris. Allenare nella “mia” Bologna è stato molto veramente molto bello dopo le tante esperienze vissute in giro per l’Italia.”
Ha allenato Marco Di Vaio, che si sta dimostrando all’altezza anche da dirigente.
“Un calciatore e un centravanti straordinario che in quella stagione diede un grande contributo realizzativo al raggiungimento della salvezza. L’esperienza vissuta in Canada e la conoscenza con Saputo sono stati determinanti nella sua nuova vita sportiva. Una volta chiusa la carriera da calciatore, si è proposto al Bologna in una nuova veste e direi che a posteriori è stata una scelta azzeccata. Quindi complimenti a Marco e gli auguro il meglio per il suo ruolo all’interno della società.”
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