Congo, il centrocampista che ha stregato il Chelsea

Gli africani si affacciano al Mondiale nel tentativo di stupire: la stella è una delle più grandi sorprese della Premier League con tanto mercato

L’aumento del numero di squadre da 32 a 48 ha dato ancora maggiore occasione a diverse nazioni di poter partecipare alla competizione più importante per nazionali.

Tra queste selezioni c’è la repubblica democratica del Congo, formazione piena di talento con giocatori con esperienze in Francia e in Inghilterra. Una nazione che ha un grande legame con il Belgio e che ha dato tantissimi giocatori che hanno scleto la nazionale dei diavoli rossi, nonostante le origini dirette e indirette provenienti dal Congo.

C’è chi dice no, la scelta del centrocampista stella del Congo

Tra chi ha preferito il Congo rispetto a Belgio c’è Noah Sadiki. Il centrocampista 21enne del Sunderland, titolare nel club rivelazione della Premier League, è nato a Bruxelles nel 2004 da genitori che avevano lasciato la Repubblica Democratica del Congo.

Noah è cresciuto respirando la cultura belga, a scuola e sui campi da calcio, ma ha sempre avuto in casa le influenze del Congo dai genitori.

Un ruolo importante nella sua crescita è quello del padre che gestiva un’accademia di calcio vicino Bruxelles e che ha coltivato il talento di Sadiki. Il giocatore si è fatto tutte le selezioni giovanili del Belgio (dall’Under 16 fino all’Under 20). Per molti, il suo percorso era già scritto: la Nazionale maggiore, sempre attenta ai giocatori con origini dalle proprie ex colonie ma il classe 2004 ha sorpreso tutto.

Nonostante le forti pressioni della federazione belga, Noah decide di rispondere alla chiamata della Repubblica Democratica del Congo e ora punta a un Mondiale da protagonista con gli africani.

Sadiki
C’è chi dice no, la scelta del centrocampista stella del Congo (Ansa Foto) Bolognasportnews

La spiegazione della scelta di Sadiki

Il centrocampista classe 2004 ha raccontato il motivo della scelta della propria nazionalità: “Non costringo nessuno a seguire la mia stessa strada. Ho preso questa decisione in coscienza. Oggi molti giovani giocatori vogliono aiutare le loro nazionali, come Ibrahim Mbaye con il Senegal o Brahim Díaz con il Marocco.”