(Ansa Foto) Bolognasportnews
Tra i simboli dell’Iraq al Mondiale c’è l’attaccante che ha segnato il gol nel big match contro la Norvegia di Haaland
Non è stato un Mondiale come tutti gli altri per l’Iraq. La Nazionale asiatica è stata simbolo per anni di una situazione politica molto complessa e il ritorno alla competizione più importante al mondo dopo 40 anni è il punto più alto di tutto il movimento sportivo.
La sua rete al Mondiale contro la Norvegia è la perfetta cartolina di una storia meravigliosa. Un gol che ha portato il match sull’uno a uno momentaneo che ha fatto poi da apripista al dominio nordico di Haaland e compagni.
Aymen, negli Stati Uniti, ha persino rischiato di non essere ammesso. A pochi giorni dall’esordio, infatti, alla dogana dell’aeroporto O’Hare di Chicago, l’attaccante dell’Iraq, insieme al resto della delegazione (come confermato dall’agenzia Reuters) viene interrogato per sette ore dagli agenti dell’immigrazione al momento dello scalo in Usa. A differenza del fotografo della delegazione, Talal Salah, gli viene permesso di entrare.
A 12 anni perde il padre, soldato dell’esercito iracheno per colpa di Al-Qaeda mentre era uscito ad acquistare materiali per la costruzione della loro casa. “All’inizio non riuscivamo a crederci. Poi siamo andati in ospedale e lì abbiamo trovato il corpo di mio padre”.
Per Hussein il calcio è stata l’occasione di evadere da una realtà molto grigia: “Quando siamo dovuti scappare dalla nostra città, il resto della mia famiglia ha trovato ospitalità nel nord dell’Iraq. Io invece ero a Baghdad”.
Tra i suoi drammi personali anche la scomparsa del fratello: “Il rapimento di mio fratello non è stato il primo incontro tra la mia famiglia e il terrorismo. Forse non sarà neanche l’ultimo. Eppure mi ritengo un uomo fortunato”.
Tra giovanili e nazionale Hussein segna 47 gol in 112 partite e ha partecipato alle Olimpiadi di Rio e di Parigi nel 2016 e nel 2024. Un vero e proprio monumento nazionale e simbolo di resilienza.
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