Ricostruire il gruppo o avviare una rivoluzione? È questo il grande dilemma che accompagna il Bologna verso la sessione estiva di mercato.
La vera novità è l’arrivo in panchina di Domenico Tedesco, che potrebbe fungere da mediatore e ribaltare gli scenari attuali.
Che l’ambiente rossoblù abbia subito forti scossoni nello spogliatoio tra dicembre e gennaio non è certo un mistero:
Holm ha spinto per l’addio (ottenendolo); La squadra ha spinto Italiano a rivedere l’assetto tattico, passando dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Una mossa arrivata però solo a ridosso della chiusura di un mercato fortemente improntato al modulo precedente, che ha visto la partenza di Fabbian e ha lasciato Odgaard senza una collocazione precisa, costringendolo a riadattarsi come mezzala.
Il post-Italiano e i rebus contrattuali
Secondo quanto riporta Il Resto del Carlino, il legame tra dirigenza, allenatore e squadra si era incrinato. Anche per questo il Bologna ha preso tempo prima del confronto finale con Italiano, il quale ha poi rassegnato le dimissioni. L’addio del tecnico, tuttavia, non ha risolto i malumori interni: tra nodi contrattuali, questioni economiche e motivazioni personali, i punti interrogativi restano numerosi per Tedesco.
La strategia del club: A Casteldebole l’intenzione non è quella di smantellare la rosa, bensì di dare priorità alla continuità. Tuttavia, il nuovo mister eredita un gruppo decisamente enigmatico.
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Remo Freuler: In scadenza di contratto, non ha ancora comunicato alla società se intende rinnovare o meno.
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Riccardo Orsolini: Non ha ancora replicato alla proposta di prolungamento (fino al 30 giugno 2027) presentata dal club a ottobre.
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Lewis Ferguson: Ha un accordo a lungo termine, ma ha pattuito con la dirigenza di fare il punto dopo il Mondiale: l’obiettivo del centrocampista è valutare eventuali offerte da parte di top club italiani o esteri.
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Dominguez: Dopo un eccellente debutto, nell’ultima stagione è finito ai margini del progetto. Aveva già chiesto la cessione a gennaio e ora spinge per trovare una nuova sistemazione.

I pezzi pregiati e i nodi in difesa e in porta
I veri gioielli della vetrina rossoblù sono Castro e Rowe. Pur non creando problemi nello spogliatoio, rappresentano i sacrifici necessari che il Bologna deve mettere in conto per far quadrare i bilanci e finanziare i nuovi innesti. Entrambi vantano forti interessamenti tra Italia e Inghilterra (con il Flamengo sulle tracce di Castro in Brasile).
Tra i partenti certi figura invece Lucumí: il difensore aveva già ricevuto la promessa di una cessione la scorsa estate, poi saltata perché l’offerta del Sunderland di fine agosto (28 milioni complessivi tra cartellino e ingaggio quinquenniale al giocatore) fu considerata fuori tempo massimo dal Bologna.
Infine, c’è il caso legato a Federico Ravaglia. Corteggiato da Torino, Parma, Udinese e da due club di Liga spagnola, il portiere ha posto la società di fronte a un bivio chiaro: o gli verrà garantita la maglia da titolare, o chiederà di essere ceduto.
Il piano di Domenico Tedesco
In questo scenario si inserisce il neo-tecnico Domenico Tedesco. L’allenatore ha già espresso la volontà di avere un confronto diretto con i calciatori e, non a caso, ha inaugurato la stagione programmando una cena di gruppo per il 7 luglio. L’obiettivo è capire quali strappi possano essere ricuciti con la sua gestione e quali posizioni siano ormai insanabili. Il futuro del Bologna dipenderà da questo: mantenere l’ossatura della squadra, riallacciando però i fili che si sono spezzati.





