Dall’acido in faccia a incubo di Cristiano Ronaldo: il bomber che ha stoppato i favoriti

Alla scoperta di una delle più belle storie del Mondiale: chi è il bomber che ha rovinato l’esordio al Mondiale di Cristiano Ronaldo

“Ho pregato di non essere in fuorigioco, non ci ho capito nulla. Mi ci vorrà un po’ per elaborare. Mi sono venuti in mente i milioni di congolesi in tutto il mondo, i figli della diaspora dovuta alla guerra e ovviamente lo Zaire, i ragazzi del 1974”.

Queste sono le parole di Wissa, stella della Repubblica Democratica del Congo e autore della rete che ha stoppato il Cristiano Ronaldo. La nazionale africana ritorna al Mondiale dopo 52 anni, quando era conosciuta come Zaire, e che fu famosa per la storia della partita contro il Brasile. Gli africani furono minacciati di morte dall’allora dittatore dello stato poche ore prima della partita contro i verdeoro. Il simbolo di quella situazione fu la punizione al contrario di Llunga, quando scattò in avanti al momento della battuta di Rivelino.

Identità e orgoglio: la storia della Repubblica Democratica del Congo

Una storia incredibile di un paese che all’interno dei convocati 19 giocatori su 26 nati in Francia. Wissa ha raccontato tutto questo nell’intervista alla Gazzetta dello Sport: Che è stata una storia di resilienza, sofferta, dura. Mi hanno parlato della famosa punizione di Ilunga e anche delle conseguenze. Beh, si può dire dopo 52 anni abbiamo aggiunto al Paese un nuovo ricordo”.

Sull’impresa contro Ronaldo: Questo 1-1 entrerà nei libri, al di là di Cristiano, che resta un fenomeno inarrivabile. Ma noi abbiamo dimostrato che il lavoro e il sacrificio possono ribaltare i pronostici. Il cammino è ancora lungo e ne siamo felici, ma per un giorno, uno solo, lasciateci godere ciò che abbiamo fatto. Sul campo abbiamo lasciato molto di noi stessi”.

Wissa
Identità e orgoglio: la storia della Repubblica Democratica del Congo (Ansa Foto) Bolognasportnews

La storia dell’acido: il dramma di Wissa

Nel 2014 Wissa fu vittima di un attacco con l’acido in faccia: Mah, che importa? Ne sono uscito dopo un lungo percorso e ora sono sereno, felice: mi ci sono voluti mesi per riacquistare la vista completa, questo lo posso dire. Ma ora sono e siamo qui, al Mondiale, 52 anni dopo, a goderci un risultato che non si aspettava nessuno. Conta solo questo”.