Dal 1994 al 2026: tre figli d’arte vogliono seguire le orme ai Mondiali dei padri

Norvegia, la nazionale di Haaland si fonda su una delle dinastie di calciatori più importanti di tutto il Mondiale

Per la Norvegia il Mondiale 2026 non rappresenta soltanto un ritorno sulla scena più importante del calcio internazionale. È molto di più. È la chiusura di un cerchio iniziato trentadue anni fa negli Stati Uniti, quando una generazione di calciatori scandinavi riuscì a riportare il Paese tra le grandi del calcio mondiale. Oggi, in maniera quasi romantica, quella storia sembra ripetersi attraverso i figli di alcuni protagonisti di quell’avventura.

L’ultima partecipazione della Norvegia a una Coppa del Mondo risaliva infatti al Mondiale del 1998, mentre il torneo del 1994 resta uno dei simboli più forti della crescita del calcio norvegese. In quella squadra guidata da Egil Olsen militavano giocatori destinati a entrare nella storia del Paese, oltre che fare una bella figura nel girone dell’Italia insieme a Messico, Norvegia e Irlanda.

Norvegia, l’importanza della dinastia Haaland

Tra quei protagonisti c’era Alf-Inge Haaland, centrocampista e difensore che avrebbe poi costruito una lunga carriera in Inghilterra. Oggi il suo cognome è conosciuto in tutto il mondo grazie al figlio Erling Haaland, diventato uno degli attaccanti più forti della sua generazione ma anche il padre ha avuto una discreta da calciatore-

Anche Alexander Sørloth porta sulle spalle un’eredità familiare importante. Suo padre, Gøran Sørloth, faceva parte della spedizione norvegese negli Stati Uniti e rappresentava una delle opzioni offensive della squadra. Oggi il figlio è diventato uno degli attaccanti più completi d’Europa ed è un obiettivo di mercato della Juventus di Spalletti.

Norvegia
Norvegia, l’importanza della dinastia Haaland (Ansa Foto) Bolognasportnews

Non solo Sorloth e Haaland: l’altro figlio d’arte norvegese

Lo stesso discorso vale per Kristian Thorstvedt. Il centrocampista, protagonista negli ultimi anni anche in Serie A, è figlio di Erik Thorstvedt, storico portiere della Norvegia e figura iconica del calcio scandinavo. Se il padre era uno dei leader della squadra degli anni Novanta, il figlio rappresenta oggi il cuore del centrocampo norvegese, grazie alla sua capacità di abbinare qualità tecnica e forza fisica.

La presenza contemporanea di Haaland, Sørloth e Thorstvedt rende questa Norvegia qualcosa di unico. Non si tratta soltanto di una nazionale talentuosa, ma di una squadra che porta dentro di sé la memoria di una generazione precedente. Un fattore che potrebbe contribuire non poco al cammino della selezione che ha umiliato l’Italia per due volte nei gironi di qualificazione.