La breve esperienza di Tedesco a Bologna si conclude con un esonero dopo sole quattro partite; ripercorriamo la sua permanenza in rossoblù e cos’è accaduto.
La folle testata e la successiva ribellione di Rowe; il secco «no» di Bernardeschi all’idea di reinventarsi mezzala; la frattura con Skorupski dopo il ritardo; le celebrazioni solitarie di Piccoli e Dovbyk. A fare da sfondo, una sequenza di sconfitte che ha sgretolato la fiducia di una rosa già depauperata dalle cessioni.
L’avvio di Tedesco: i primi dubbi
Ecco tutte le situazioni accadute nell’esperienza del mister riportate da Il Resto del Carlino: il raduno del 7 luglio nella morsa del caldo di Casteldebole segnava il debutto di Domenico Tedesco alla guida del Bologna: il via a una fase di rodaggio durata oltre due mesi in cui, sul piano delle tensioni interne, è accaduto letteralmente di tutto.
Quel primo giorno di lavoro era servito a rompere il ghiaccio tra il gruppo e la nuova guida tecnica, tra i primi giri di campo e una cena di benvenuto al centro tecnico. Il 13 luglio la comitiva si era poi trasferita in ritiro a Valles, accolta dall’entusiasmo contagioso dei tanti tifosi saliti in Val Pusteria a caccia di fotografie, firme e sogni di gloria continentale.
L’illusione, però, è durata poco. Il 25 luglio il primo brusco risveglio: un pesante 4-0 subito dai tedeschi dell’Arminia Bielefeld nel primo test estivo. A completare quel pomeriggio storto, la reazione violenta di Rowe, cacciato dall’arbitro per aver colpito deliberatamente un rivale a gioco fermo. Più avanti, nelle battute conclusive della sessione estiva, lo stesso Jonathan avrebbe poi forzato la mano per farsi cedere all’Atalanta: un affare d’oro per le casse societarie, ma un duro colpo per la competitività della squadra.
Il resto del pre-campionato è stato un percorso a ostacoli, tra i quattro schiaffi incassati dal Pisa e lo stop contro il Brighton. Risultati e prestazioni che hanno subito fatto vacillare le certezze: attacco sterile, difesa fragile e un’identità tattica mai decollata.

I problemi del mister
Anche la metamorfosi tattica di Bernardeschi si è spenta sul nascere. Il sipario è calato il 24 agosto, dopo il ko al Dall’Ara contro la Lazio al debutto in campionato, quando Tedesco ha chiarito la situazione ai microfoni: l’ex bianconero gli aveva ribadito la volontà di muoversi solo lungo la corsia esterna. Caso chiuso.
Contro il Sassuolo, dieci giorni fa, è arrivato il primo faticoso punto del torneo, ma non sono passati inosservati i gol festeggiati in totale solitudine da Piccoli e Dovbyk, lasciati quasi a loro stessi dai compagni.
Segnali inequivocabili di crepe nello spogliatoio, culminate tre giorni fa a Napoli nello scontro tra il tecnico e Skorupski. Il portiere polacco si è presentato in ritardo alla riunione pre-partita ed è finito dritto in panchina. «Lukasz ha compreso la scelta con totale tranquillità», ha cercato di minimizzare Di Vaio nel post-gara. Ma di tranquillo, in questa travagliata estate felsinea, non c’è stato proprio nulla.




