Quattro anni sotto la Madonnina, quattro all’ombra delle Due Torri: il doppio ex Andrea Poli conosce bene le piazze di Bologna e Milan e si è espresso, come riportato da La Repubblica Bologna, sulla Finale di Coppa Italia di stasera – che verrà proiettata in una serie di maxischermi all’aperto – e su altri argomenti. Di seguito le sue parole.
Una sfida senza favoriti e in cui tutto quel che è successo prima si resetta.
Giusto analizzare cosa si poteva fare meglio, ma una finale resta un unicum, a livello emotivo sai che hai 90 o 120 minuti per fare la storia e quella è la sola cosa che hai in testa. Io ho giocato una finale Milan-Juventus, purtroppo perdendola, e so che è una sfida bellissima, con due tifoserie schierate in un Olimpico che sarà spettacolare. Il resto non conterà più.
Bisogna capire cosa è accaduto all’interno durante la stagione, il Milan ha una squadra forte, costruita per arrivare in alto. Certo, la Champions andata male e non arrivare nelle prime quattro sono delusioni, ma con due trofei sarebbe una stagione non banale.
Deve ricordarsi che arrivarci non è per tutti, e comunque averle perse non influisce sulle chance del Bologna. Sono tabù che non condizionano la preparazione, anzi, magari aiutano a capire dettagli da correggere.
Ho seguito il Bologna e sono felice per i ragazzi e il club che hanno fatto un lavoro magnifico, e per i tifosi che meritano di godersi questi momenti. Un calore che ho conosciuto bene nei 4 anni passati lì.
Noi ci abbiamo sempre provato, Saputo ce ne parlava già allora ed era qualcosa che voleva ottenere. Avevo la sensazione che potessimo riuscirci già noi, poi il lockdown ha interrotto il momento molto positivo e quando il campionato è ricominciato non abbiamo ritrovato quella continuità. Certo, ci sono state stagioni molto diverse, il rischio retrocessione, quello 0-4 col Frosinone, e alla fine siamo arrivati decimi con Mihajlovic, capendo di essere un gruppo forte. La situazione di Sinisa è stata molto dura e delicata, ma abbiamo fatto il nostro dovere tenendo la barra dritta.
Il percorso resta, poi vincere un trofeo sarebbe sensazionale. Ma oggi il Bologna è un modello da seguire come fu l’Atalanta. Merito di Saputo, Fenucci, Di Vaio e ovviamente di Sartori, prendere lui è stata indicazione chiara delle ambizioni che si avevano.
Ricky è un bravo ragazzo a cui voglio bene e glielo auguro, da quando giocavamo assieme vedo un giocatore migliorato su aspetti come la partecipazione al gioco collettivo, e sa che quando si mette in testa di esser decisivo ci riesce.
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