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Match Analysis: il Venezia di Andrea Soncin

Andiamo ad analizzare i princìpi di gioco del Venezia di Andrea Soncin, prossimo avversario del Bologna

Scritto da Tommaso Ferrarello  | 

Finalmente è arrivata, è senza dubbio la notizia più importante della settimana: Sinisa Mihajlovic è tornato. Il tecnico serbo, praticamente appena uscito dall'ospedale, si è diretto a Casteldebole per dirigere l'allenamento in vista della trasferta di Venezia. Il Bologna andrà allo stadio Penzo per cercare il settimo risultato utile consecutivo, record assoluto della gestione Saputo. Sarà un match dai contorni infuocati, con il Venezia che si gioca la permanenza in Serie A (una sconfitta condannerebbe i lagunari alla retrocessione in B), mentre i rossoblù inseguiranno l'obiettivo decimo posto, attualmente occupato dal Torino, distante 4 punti.

Il Venezia ha deciso di cambiare allenatore tentando una sorta di tutto per tutto. L'esonero di Paolo Zanetti è infatti arrivato dopo la sconfitta casalinga contro l'Atalanta, e il suo posto è stato preso, ad interim, da Andrea Soncin, allenatore fino a un paio di settimane fa della formazione Primavera. Con un passato da centravanti, Soncin si è ritrovato all'improvviso in Serie A, con il compito, arduo, di salvare un Venezia in totale difficoltà, reduce da 8 sconfitte consecutive. Il cambio di panchina, però, non ha sortito gli effetti sperati, con la formazione lagunare che ha perso anche le partite con Juventus e Salernitana, entrambe per 1-2, portando a 10 il filotto di risultati senza guadagnare neanche un punto.
Ecco perché la gara di domenica sarà cruciale per il futuro della formazione veneta, che può sperare in un miracolo solo portando a casa 3 punti. Qualsiasi altro risultato, invece, condannerebbe gli Arancioneroverdi a tornare in Serie B, dopo un solo anno.

SISTEMA DI GIOCO

Il nuovo Venezia targato Soncin ha modificato qualcosa rispetto alla recente gestione Paolo Zanetti. Il modulo è dunque passato dal 1-4-3-3 ad un 1-4-3-2-1, una sorta di 'albero di Natale' per dare maggiore sostanza e equilibrio, soprattutto nelle zone centrali del campo. 

La truppa lagunare, nonostante l'ultimo posto in classifica, presenta comunque alcune buone individualità, su tutte Aramu, Okereke e Henry, autore di 7 gol in campionato e tra i migliori interpreti stagionali, per rendimento, di tutta la squadra. Il Venezia è anche la seconda peggior difesa del campionato, subito davanti alla Salernitana. E' una formazione, dunque, che subisce tanti gol e che ha avuto grandi difficoltà soprattutto nella gestione del portiere, con gli infortuni di Lezzerini e Romero che hanno costretto a puntare tutto sull'esperto Maenpaa.

FASE DI POSSESSO PALLA

Il Venezia tende spesso a costruire dal basso con un obiettivo chiaro: attirare la pressione per poi andare velocemente in verticale sulle punte, soprattutto con palloni alti. Non si esaspera il giro palla basso e corto, alla ricerca di spazi dietro la prima linea di pressing avversaria, ma si cerca subito la prima punta. Nell'immagine 1 notiamo alla perfezione questo sviluppo: la formazione lagunare muove la sfera coi due difensori centrali (Caldara e Ceccaroni), il terzino destro Mateju e il play Vacca. La Juve si alza in pressing sugli appoggi, concedendo il passaggio solo ai difensori centrali. Il Venezia non ha calciatori di alto spessore tecnico, in grado di uscire dagli spazi stretti con qualità e tempismo. 

IMMAGINE 1 - Costruzione dal basso del Venezia orientata ad attirare la pressione per andare a giocare subito sugli attaccanti

Ecco, dunque, che Maenpaa cerca il rilancio diretto su Henry. L'attaccante francese è molto forte fisicamente (192 cm) ed è a suo agio a giocare spalle alla porta prendendo posizione e appoggio sul difensore avversario. Questo lancio è molto utile in quanto permette di saltare due linee di pressione bianconera, andando a creare quasi una superiorità numerica (4 vs 3). Se infatti Henry dovesse vincere il duello col difensore avversario, ci sono Cuisance, Aramu e Haps a dare sostegno all'azione d'attacco, creando i presupposti per un'azione pericolosa (immagine 2).

IMMAGINE 2 - Henry viene cercato con un pallone alto, prende posizione per vincere la seconda palla con l'aiuto di 3 compagni. 

Una delle principali ‘armi’ che utilizza il Venezia, in fase di possesso palla posizionale nella metà campo avversaria, è l'appoggio costante su Henry. Il centravanti classe ‘94 è infatti il fulcro delle manovre offensive degli Arancioneroverdi. L’utilità di avere un attaccante così strutturato permette infatti anche ai compagni di aver sempre la consapevolezza di potersi appoggiare su di lui in tutte le situazioni. Nell'immagine 3 vediamo Vacca che con un lancio di 10/15 metri cerca proprio la figura di Henry; l'attaccante francese prende posizione spalle alla porta e attende l'arrivo a sostegno di Cuisance e Aramu. Sarà poi quest'ultimo a ricevere e a calciare in porta, causando non poca preoccupazione alla squadra di Allegri. Henry viene inoltre cercato regolarmente anche in area di rigore con continui cross dalle fasce, proprio per sfruttare il gioco aereo e la grande mole fisica. Si tratta di un giocatore a cui fare grande attenzione.

IMMAGINE 3 - Vacca serve Henry spalle alla porta che prende posizione e aspetta il sostegno dei compagni. Il classe '94 è il riferimento offensivo della formazione di Soncin

FASE DI NON POSSESSO PALLA

In fase di non possesso palla il Venezia di Soncin ha dato l'impressione di non voler subire passivamente la costruzione avversaria, ma di orientarla in zone di campo più favorevoli. Vedendo l'immagine 4 è inoltre è curioso l'atteggiamento coraggioso, con una pressione medio-alta nella metà campo della Juventus. La squadra lagunare difende in avanti, cercando di accorciare il campo con ordine e puntualità. Possiamo inoltre notare che ognuno ha il suo uomo di riferimento e si vengono di conseguenza a formare dei duelli quasi tutto campo che costringono i bianconeri a effettuare movimenti e rotazioni per ritagliarsi spazio. 

IMMAGINE 4 - La fase di non possesso palla del Venezia sul giro palla avversario

Quando lo sviluppo avversario è difficoltoso, come vediamo nell'immagine 5, con ricezione del giocatore avversario sul piede debole, il Venezia pressa in avanti per forzare l'errore nel portatore di palla, provando a chiudere anche gli appoggi più vicini. Si crea dunque un ‘rettangolo’ di 4 giocatori in zona palla che costringono il giocatore della Juventus (Pellegrini) a rilanciare lungo per saltare e alleggerire la pressione del Venezia.

IMMAGINE 5 - Il ‘rettangolo’ di 4 giocatori per togliere tempo e spazio all'avversario su situazione pericolosa

Il Venezia, in area di rigore, difende a zona, ma deve trovare ancora l'assetto migliore e più sicuro. Come vediamo nell'immagine 6, poco prima del gol del 2-1 targato Bonucci, il Venezia si è schierato in area con tutti i giocatori di movimento, difendendo a zona. Una strategia diversa, probabilmente voluta da Soncin, dopo che, nel primo tempo, i suoi ragazzi avevano subito gol, sempre da corner, marcando però a uomo. Gli Arancioneroverdi hanno quindi dimostrato lacune sui calci piazzati e il neo allenatore avrà sicuramente lavorato su queste situazioni, per cercare di  

IMMAGINE 6 - La difesa a zona del Venezia su calcio d'angolo

In linea generale, quindi, il nuovo Venezia di Soncin continua a esprimere un calcio molto similare a quello di Paolo Zanetti, non di attesa, ma orientato al controllo del gioco e al recupero veloce del pallone. Tende a tenere le linee medio alte per dare compattezza centrale e costringere gli avversari a soluzioni esterne dove è più semplice recuperare la sfera. Il problema principale di questa squadra è una fase difensiva poco solida, che fa acqua da tutte le parti. Avere l'handicap di subire quasi sempre un gol non rende facile il lavoro al reparto offensivo, composto da giocatori veloci e di qualità, ma con poca esperienza in Serie A. 

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