Il Bologna ha subìto il sorpasso dall’Atalanta dopo la sconfitta contro la Dea ed è ora ottavo: Italiano deve evitare un pericolo
Quando devi mandare giù un boccone amaro viene fuori l’ironia del galleggiamento, quella che permette di non soffocare: per fortuna mancava Scamacca. Va beh, ironia a parte, anche contro l’Atalanta (davvero una bella squadra) il Bologna capitola e aggiunge al periodo negativo un’altra prestazione da rivedere, non indecorosa come contro la perfettina e non perfettona Inter.
Con la Dea si è vista una squadra leggermente in ripresa, che ha giocato ma pagato dazio per i soliti cali di impostazione e fors’anche di concentrazione, infatti, il primo gol è frutto di una giocata pazzesca di De Ketelaere che s’infila nel corridoio lasciato incustodito da Miranda e Freuler.
Metri non coperti e utili all’attaccante belga per danzare laddove i campioni sanno fare: verticalizzazione per Krstovic e il vantaggio diventa un gioco. Il secondo gol, invece, un testa a testa fra i due Ferguson per de Roon che diventa un assist perfetto per Krstovic che si infila sul solito corridoio incustodito questa volta dal duo centrale Vitik-Heggem. Per il montenegrino (al quarto gol in stagione) diventa fin troppo facile battere Ravaglia.
Bologna, i numeri sono negativi: 11 gol incassati negli ultimi due mesi

Dicevo, quindi, due corridoi lasciati sguarniti e l’Atalanta si porta a casa l’intera posta lasciando al Bologna i pensieri negativi di un periodo in cui la palla non gira come ai “vecchi tempi”, giusto per indicare che il tempo passa e ormai ci siamo dimenticati l’ultima vittoria in campionato, che risale al 22 novembre scorso quando i rossoblù vinsero – e bene – ad Udine (0-3).
Da allora quattro sconfitte (di cui tre in casa, orrore…) e due pareggi, ergo solo due punti portati in dote. Aggiungo siamo alla sesta sconfitta stagionale e bisogna rimarcare l’aspetto dei gol subiti, 11, un po’ troppi per una difesa reputata fino ad un mese fa fra le migliori del campionato, mentre i gol realizzati si fermano a 4.
In altre parole, anche questa settimana abbiamo rivisto una difesa ballerina e un attacco impalpabile, pur cambiando gli attori in campo. Il centrocampo, invece, con il ritrovato fattore “F”, Ferguson-Freuler, ha giocato una decorosa partita (Ferguson si è preso i galloni di chi ha corso di più), ma auspico tuttavia tempi migliori, anche per loro.
I problemi di Italiano: dall’assenza di Berna alla forma fisica dei trascinatori
A me tuttavia la squadra non è dispiaciuta, se consideriamo i problemi fin qui avuti, infortuni a catena e forma fisica – per chi è rientrato da un lungo stop, vedasi Immobile – che fatica a ritrovarsi. Cosicché, con giocatori in debito di ossigeno, la famosa rotazione va a farsi benedire. È qui si nasconde il maggiore problema di Italiano.
Afferma l’allenatore che bisogna recuperare i trascinatori come Odgaard, Castro, Dallinga e Orsolini. Verissimo, ma dissento su Dallinga, fin qui davvero poco incisivo. Unico appiglio, per l’olandese, se in area non arrivano palle giocabili puoi fare ben poco. Diciamola tutta, là davanti manca il passaggio finale e Bernardeschi, sotto questo aspetto, manca come l’acqua benedetta nella casa del Signore.
Bologna ottavo ma c’è un pericolo

Oltre ai cosiddetti trascinatori bisogna recuperare anche il miglior Lucumi (è proprio tutta colpa del dolore al piede o c’è di mezzo altro? Come ad esempio il rinnovo contrattuale che il giocatore non vuole sottoscrivere?), Holm e chi come Immobile viene da un lungo stop.
Eppoi bisogna capire (ancora!?) quanto Rowe possa dare alla causa. Credo abbia potenzialità inespressa, ma spesso, troppo spesso, si perde in un bicchiere d’acqua come l’effervescente “Idrolitina cristallina” del dottor Gazzoni, che prima brilla e poi si attenua.
Concludo riaffermando quanto scritto pochi giorni fa, siamo un po’ tutti figli delle attese e ci riempiamo la bocca di circostanze e preoccupazioni futili. Il Bologna è ottavo, ok, può far meglio se guardiamo ai tempi miglior, ma può anche fermarsi a questo livello.
Ricordiamoci il Napoli del 2023, vincitore dello scudetto a mani basse e decimo l’anno successivo. Il Bologna è reduce da due annate straordinarie figlie anche di circostanze. Belle circostanze, anche vincenti, ma oggi siamo oggettivamente in un momento particolare e non la vivrei come una preoccupazione, sportivamente parlando.





