Esclusiva all’ex pilota bolognese, tre volte campione del mondo nel Motomondiale (2 in 125 e 1 in 250).
Disputò un bel Mondiale nel 2001, culminato con il terzo posto finale.
“Rappresentò un grandissimo risultato, che portai a casa con una Honda clienti, a differenza di Valentino che disponeva di quella ufficiale, idem Max con la Yamaha. Non riuscì a vincere nessuna gara, ma disputai una stagione in cui ho veramente fatto il massimo con la moto che mi ritrovai a disposizione”.
Un 2002 vissuto in sofferenza, un 2003 in cui diede inizio ad un altro capitolo importante della sua carriera.
“Sono perfettamente d’accordo. Credo che la scelta d’approdare alla Ducati fu all’inizio una vera e propria scommessa, che vinsi nel corso del tempo. Vissi la prima stagione con grandi difficoltĂ , ma riuscimmo a conquistare la prima vittoria a Barcellona, che arrivò subito dopo il secondo posto del Mugello. Fu un esordio inaspettato, visto che conquistai, nella gara inaugurale della stagione, il terzo posto in Giappone cosi come in Portogallo e Valencia. Alla fine chiusi al quarto posto nel Mondiale piloti e fu comunque un ottimo risultato”.
Citava il trionfo di Barcellona, la sensazione è che fu una specie d’appuntamento con la storia : pilota/moto italiani a trionfare insieme.
“Un vero e proprio trionfo storico, perchĂ© nessuno s’aspettava una Ducati vincente sin dalle prime gare in cui si misurava con il mondo della MotoGp. Mi limito a dire semplicemente questo”.
Un progetto Ducati che sembrava essere nato bene, che però ha poi vissuto un biennio fatto di continui alti e bassi.
“Si è vero, perchè venne deciso di progettare una moto nuova, creando tantissimi problemi. Un 2004 fatto di tantissime difficoltĂ , idem l’anno dopo, dove però concludemmo l’annata in crescendo. Vinsi due gare, a Motegi e Sepang, che ci permisero di prendere fiducia e di programmare l’ulteriore step di crescita per il 2006”.
Anno in cui poteva chiudere il cerchio, dopo aver vinto il titolo in 125 e 250, conquistando anche quello in MotoGp.
“Fu veramente un peccato. Iniziai quella stagione vincendo la prima gara dell’anno a Jerez, ottenendo anche due secondi posti a Le Mans e Mugello (dopo un bellissimo duello con Valentino). L’incidente di Barcellona subito la gara di casa nostra, mi procurò un bruttissimo infortunio, facendomi disputare tantissime corse in sofferenza. Chiusi la stagione vincendo a Brno e di nuovo a Motegi e chiudendo terzo nel Mondiale piloti a soli ventitrè punti da Hayden. Pazienza, è andata cosi”.
Con tutta sinceritĂ : l’anno successivo perchĂ© non riuscì mai ad essere all’altezza di Casey Stoner?

“Le rispondo in maniera chiara e diretta, dicendo che il nuovo progetto avanti portato da Ducati non s’adattò mai al mio stile di guida. Fu un campionato dove comunque riuscii a conquistare la terza vittoria consecutiva a Motegi, ottenendo anche diversi podi. Chi poi è arrivato al mio posto, a parte Casey che ha dimostrato d’essere un grandissimo fenomeno, nessuno ha poi ripetuto i miei stessi risultati. Sia Melandri come Valentino e Hayden, hanno incontrato parecchie difficoltĂ ad adattarsi allo stile della Desmosedici. A riprova di come era una moto veramente molto difficile da guidare”.
Le vittorie piĂą belle?
“Sono state diverse, alcune anche simboliche. A Phillip Island, nel 1990 quando vinsi il primo titolo mondiale in 125. Ad Assen nel 1999, dopo aver battagliato con Valentino in 250. Per chiudere cito nuovamente quelle di Barcellona nel 2003 e Motegi nel 2007 con la Ducati in MotoGp”.
Parlando di stretta attualitĂ : vede una Ducati ancora favorita per il titolo?
“Senza ombra di dubbio, perchĂ© i risultati degli anni precedenti stanno a dimostrare come anche nel 2026 sarĂ la moto da battere”.
Dalla pista alla Direzione gara: la passione è sempre rimasta la stessa?
“Assolutamente si. Altrimenti non farei questo tipo di lavoro”.





