Bernardeschi suona la carica: “Il Bologna è da finale. Gasperini mi voleva, dissi no anche alla Roma”

Da Firenze all’America, passando anche per Torino e un’Europeo indimenticabile. Alla fine Bernardeschi è arrivato a Bologna, ma non è una vacanza: è qui per vincere

Un vero diez: cresciuto nel mito di Maradona, Bernardeschi è riuscito a vestire la 10 di Baggio – sia a Firenze che a Bologna – e ha sfiorato quella di Del Piero. Poi ha deciso di viaggiare in MLS, dove il calcio si chiama “soccer” e la vita è completamente diversa rispetto all’Italia.

Ora Berna indossa il 10 rossoblù e giovedì spera di regalare una gioia a tutti i tifosi bolognesi. In Europa League, proprio contro la Roma, culla di Francesco Totti: un altro che di numeri dieci ne sa qualcosa.

Bologna, senti Bernardeschi: “Possiamo arrivare in finale. Orsolini? La competizione fa bene”

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Federico Bernardeschi ha subito raccontato del suo rientro in Italia:

Ho trovato un calcio diverso, adesso anche le squadre più piccole sono molto più attrezzate, la tecnologia sta aiutando tutti e tutti hanno un’organizzazione. Si percepisce dal fatto che non c’è mai una partita scontata: è una lotta ad ogni livello, dalla salvezza all’Europa

Il Bologna in Serie A non se la passa bene, eppure in Europa è riuscito ad andare avanti, com’è possibile?

Credo che la squadra abbia avuto una battuta d’arresto fisiologica dopo tre anni importanti, culminati con la vittoria della Coppa Italia. Dovevamo avere qualche punto in più e stare un po’ più vicini al treno per le coppe, però l’Europa League ci può dare un vantaggio e noi dobbiamo cercare di approfittarne. Il primo step erano gli ottavi, ora che li abbiamo raggiunti vogliamo arrivare in finale

Un sorteggio sfortunato, che ha subito portato al derby italiano. Nella Roma c’è Dybala – ex compagno alla Juve – ma non sarà in campo per infortunio:

Mi spiace per Paulo, lo avrei sfidato volentieri, anche se il suo sinistro è sempre meglio non averlo contro… Però ci saranno tanti amici azzurri che rivedrò volentieri. Quando sono arrivato alla Juventus chiesi di poter avere la maglia numero 10, mi dissero che ero troppo giovane e dovevo aspettare almeno un anno. Poi la prese Dybala, che era già al terzo anno in bianconero. lo avrei preferito affrontare una straniera, soprattutto perché da italiano sarei stato contento di portare due squadre più avanti possibile

E a proposito di mancini: come si vive la competizione con Orsolini?

In maniera molto serena. Fa parte del calcio, io sapevo che scegliendo il Bologna mi sarei giocato il posto con lui e viceversa. La competizione sana fa solo bene

Bernardeschi e Castro esultano dopo il gol in Bologna-Udinese
Bologna, senti Bernardeschi: “Possiamo arrivare in finale. Orsolini? La competizione fa bene”. BolognaSportNews (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images Via OneFootball)

I retroscena del passato: “Gasperini mi chiamò all’Atalanta, ma scelsi l’MLS. Dissi di no anche alla Roma”

Il ritorno in Italia è stato accolto con scetticismo dai più: dopo l’esperienza in MLS c’era il rischio di non essere competitivo come un tempo. Mai avuto dubbi?

Nessuno, anche perché mi conosco. Non sono andato in Canada per fare una passeggiata di salute, io prendo tutto con la massima serietà, anche se non nego che i soldi hanno influito per l’80%, il 20% è stata una scelta di vita. Mi sono sempre allenato e curato in modo maniacale, ho imparato da Cristiano Ronaldo quando eravamo alla Juventus a essere un professionista. A Bologna ho impiegato un mese in più per ricalibrarmi perché mi sono fatto male al ginocchio, saltando parte della preparazione. I miei numeri fisici erano alti anche in
Mls, sapevo di essere competitivo

Ed è stato accolto come solo Bologna sa fare:

Mi sento come se fossi qui da dieci anni, è un città pazzesca che vive in simbiosi con la squadra. Nello spogliatoio Lollo (De Silvestri, ndr) è il sindaco, un riferimento: appena arrivato mi ha dato la lista dei ristoranti e delle zone dove abitare. Italiano è un martello, esigente e diretto come piace a me. Per le mie figlie è stato un bel salto dal Canada, ma in un paio di mesi si sono ambientate. Frequentano la scuola internazionale e parlano inglese meglio dell’italiano. In giro incontro tifosi che mi mostrano la maglia con la scritta “rischia la giocata”: quella mia frase detta in un’intervista ormai è un cult

Tornando alla Roma, è vero che Gasperini lo voleva all’Atalanta?

Sì, mi chiamò prima che andassi a Toronto e io fui tentato, ma poi feci una scelta diversa, non solo calcistica. Non sono pentito, però mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, sapevo che avrebbe potuto aggiungere un tassello alla mia carriera. La Roma invece mi cercò quando ero alla Juve, ma dissi no: stavo bene a Torino, lì ho ancora casa e sono vicino di Yildiz

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