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Serie A

VAR a chiamata, rivoluzione pronta dopo gli ultimi casi: ma c’è un problema di non poco conto

La Serie A sembra sempre più vicina all’introduzione del Var a chiamata, il FVS già presente nella terza categoria italiana: ma c’è un problema di non poco conto

Quante volte, davanti alla televisione o allo stadio, è scappata la stessa domanda: “Ma perché non va a rivederlo?”. È una frase ormai diventata familiare nel calcio moderno. Da quando il VAR è entrato stabilmente nel gioco, ogni episodio dubbio sembra portarsi dietro lo stesso interrogativo.

Eppure la realtà è spesso diversa da come appare. Nella maggior parte dei casi il controllo esiste già, ma avviene in modo silenzioso. È il cosiddetto silent check, la revisione rapida effettuata dalla sala VAR mentre il gioco prosegue. Solo quando viene individuato un errore evidente l’arbitro viene richiamato all’on field review, cioè alla revisione al monitor.

Non tutti, però, sono convinti che questo sistema sia quello ideale. Da qui nasce una proposta che negli ultimi mesi è tornata a far discutere: il cosiddetto VAR a chiamata. Un’idea che, almeno in parte, sta già prendendo forma grazie a uno strumento sperimentato in Serie C.

Cos’è il Football Video Support e come funziona il VAR a chiamata

Il sistema si chiama Football Video Support (FVS). È una versione più “leggera” del VAR tradizionale, pensata per essere utilizzata anche in campionati con meno infrastrutture tecnologiche.

La differenza principale è semplice: la revisione non parte automaticamente. A chiedere il controllo sono direttamente gli allenatori delle due squadre. Ogni panchina ha a disposizione due “cartellini di richiesta” durante la partita.

Quando un tecnico ritiene che ci sia stato un errore arbitrale, può decidere di spendere uno di questi cartellini. A quel punto l’arbitro va a rivedere l’episodio al monitor.

Se la decisione viene modificata, il cartellino viene restituito. Se invece la valutazione resta invariata, la richiesta è considerata persa.

Non tutti gli episodi sono però revisionabili. Il VAR a chiamata può essere utilizzato solo in quattro situazioni: per verificare un calcio di rigore assegnato o negato, per valutare una possibile espulsione diretta, per correggere uno scambio di persona in un provvedimento disciplinare o per controllare un gol annullato.

Su ogni rete convalidata, invece, il controllo resta automatico come nel VAR tradizionale.

Pro e contro: perché l’FVS divide il mondo del calcio

L’idea alla base dell’FVS è abbastanza chiara: restituire all’arbitro la centralità della decisione. A differenza del VAR classico, dove spesso è la sala di Lissone a segnalare un possibile errore, con il VAR a chiamata è il direttore di gara a rivedere direttamente l’episodio e decidere senza pressioni esterne.

Pro e contro: perché l’FVS divide il mondo del calcio (Ansa foto) – BolognaSportNews

Secondo molti osservatori questo sistema avvicinerebbe il calcio allo spirito originario della tecnologia: aiutare l’arbitro, non sostituirlo.

Un altro vantaggio riguarda il ritmo della partita. Senza continui silent check, le interruzioni sarebbero meno frequenti. Se nessuno in campo – né giocatori né panchine – percepisce un errore evidente, probabilmente l’episodio non è così grave da richiedere una revisione immediata.

Naturalmente esistono anche dei limiti. Uno dei più evidenti riguarda l’uso strategico delle chiamate. Negli ultimi minuti di gara alcuni allenatori tendono a spendere il cartellino semplicemente per interrompere il gioco o rallentare l’assalto degli avversari.

In Serie C poi emerge un problema tecnico: il numero ridotto di telecamere. Con poche inquadrature disponibili, l’arbitro spesso non ha immagini sufficientemente chiare per cambiare la decisione.

Lo ha spiegato bene l’allenatore Vinicio Espinal, che ha definito l’esperimento interessante ma migliorabile con più riprese televisive. Ancora più diretto Eziolino Capuano, secondo cui il sistema avrebbe molto più senso in Serie A o Serie B, dove la tecnologia garantisce immagini più complete.

Il dibattito resta aperto. Il VAR a chiamata potrebbe rappresentare una nuova evoluzione del calcio moderno, oppure restare soltanto un esperimento interessante.

Una cosa però sembra certa: finché esisteranno episodi discussi, replay rallentati e moviole infinite, la ricerca di un equilibrio tra tecnologia e decisione umana continuerà. E forse la domanda che sentiamo ogni domenica – “perché non va a rivederlo?” – non smetterà tanto presto di accompagnare le partite.

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