VAR, arbitri e tensioni silenziose: il messaggio che può cambiare il calcio italiano. Dino Tommasi promuove la classe arbitrale e non solo
C’è un momento, ogni stagione, in cui il rumore delle polemiche lascia spazio a qualcosa di più interessante: l’analisi. Ed è proprio lì che spesso emergono i dettagli più importanti. Perché nel calcio italiano si discute sempre degli episodi, dei rigori, delle immagini rallentate e delle moviole infinite, ma raramente ci si ferma davvero a capire dove stia andando il rapporto tra arbitri e tecnologia.
Le parole pronunciate da Dino Tommasi durante Open VAR, il format nato dalla collaborazione tra Dazn, Figc, Aia e Lega Serie A, raccontano proprio questo. Dietro il bilancio di fine stagione del responsabile Can non c’è soltanto una valutazione tecnica sugli arbitri italiani. C’è soprattutto un messaggio molto preciso: il calcio vuole restituire centralità all’arbitro di campo e ridimensionare il peso del VAR.
Un tema che divide tifosi, dirigenti e addetti ai lavori ormai da anni. Perché se da una parte la tecnologia ha ridotto alcuni errori evidenti, dall’altra ha trasformato ogni partita in una discussione infinita su interpretazioni, contatti e frame rallentati. E forse il problema parte proprio da lì.
Tommasi e il nuovo equilibrio tra arbitro e VAR
Nel suo intervento, Tommasi ha sottolineato come la stagione arbitrale sia stata complessivamente positiva, soprattutto per la crescita di molti giovani direttori di gara. Ma il passaggio più interessante riguarda il futuro dell’utilizzo della tecnologia.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: il VAR dovrà intervenire soltanto davanti a “situazioni chiare ed evidenti”, lasciando maggiore autonomia all’arbitro sul terreno di gioco. Un principio che sembra semplice, ma che negli ultimi anni è stato spesso messo in discussione da interpretazioni sempre più invasive.
Tommasi ha parlato apertamente di “errori fisiologici”, spiegando però che il lavoro svolto dagli arbitri italiani è stato caratterizzato da grande impegno e qualità . Parole che suonano quasi come una difesa dell’intera categoria in una stagione piena di pressioni e polemiche.
E non è un caso che abbia voluto chiudere il suo intervento con un saluto diretto a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, due figure centrali nel percorso arbitrale degli ultimi anni.
Gli episodi di Milan-Cagliari e Cremonese-Como accendono il dibattito
Naturalmente, il cuore della discussione resta sempre lo stesso: gli episodi concreti. Tommasi ha analizzato alcune delle situazioni più discusse dell’ultima giornata di campionato, entrando nel dettaglio delle decisioni arbitrali.
Sul gol di Rodriguez in Milan-Cagliari, il responsabile Can è stato netto: nessun fallo di mano, rete regolare e controllo VAR eseguito correttamente. Una posizione chiara, che prova a spegnere le polemiche nate immediatamente dopo il match.
Discorso diverso invece per il calcio di rigore assegnato in Cremonese-Como. Qui Tommasi ha parlato apertamente di un errore finale dell’arbitro Maresca, spiegando come il confronto con il VAR abbia finito per condizionare troppo la decisione presa sul campo.
Ed è proprio questo il punto più interessante emerso dalla trasmissione. Quando il VAR smette di essere uno strumento di supporto e diventa quasi una seconda direzione arbitrale, il rischio è quello di togliere sicurezza e credibilità a chi arbitra la partita dal vivo.
Il calcio italiano cerca una nuova identitĂ arbitrale
Negli ultimi anni il calcio italiano ha vissuto una trasformazione continua sul tema arbitrale. Dalle proteste furiose contro gli errori di campo si è passati a contestare persino decisioni prese dopo minuti di revisione video. Segno che la tecnologia, da sola, non basta a eliminare il dibattito.
Forse è proprio per questo che le parole di Tommasi suonano come un tentativo di riportare il calcio verso una dimensione più umana, dove l’arbitro possa tornare ad assumersi responsabilità senza sentirsi costantemente “commissariato” dalla sala VAR.
La vera domanda, adesso, è capire se il sistema avrà davvero il coraggio di fare un passo indietro con la tecnologia per restituire un passo avanti agli arbitri.





