Termina la Belle Époque di Vincenzo Italiano: un biennio dorato che riscrive la storia del Bologna

Dopo due stagioni Italiano e Bologna si salutano. Storia di un biennio storico che riporta i rossoblù al top. Il commento nel nostro editoriale

Nella giornata di ieri è arrivata anche l’ufficialità: Vincenzo Italiano non è più l’allenatore del Bologna. Società e tecnico hanno infatti raggiunto l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto.

Ricordando quanto scritto da Dostoevskij: “E’ nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama”, il day after di questo divorzio, sportivo ovviamente, fa riafforare dolci ricordi di un biennio che ha cambiato in maniera incontrovertibile la storia del Bologna.

Sturm und Drang: “impeto e tempesta” del Bologna di Italiano

Eppure la storia tra Italiano e il Bologna non è stata certo amore a prima vista. Al suo arrivo la piazza era tutt’altro che entusiasta: la memoria collettiva era ferma a quelle due finali europee perse con la Fiorentina, come se poi fosse scontato raggiungerle con i viola, ma questo è un altro discorso.

Primo piano Italiano
Sturm und Drang: “impeto e tempesta” del Bologna di Italiano. Bologna Sport News (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images Via OneFootball)

Eppure chi ha seguito la storyline della sua carriera sapeva benissimo cosa aspettarsi: un esteta del gioco, non un gestore, che pretende e trasmette la propria idea a tutti i propri calciatori, riassumibile in Sturm und Drang (Impeto e Tempesta). Una squadra che con impeto si riversa nella metacampo avversaria, scatenando tempesta per la squadra avversaria. A prescindere da chi si trovava di fronte, il suo Bologna sapeva cosa fare in campo e come muoversi: un impianto riconoscibile che ha trovato terreno fertile nella mente di quasi ogni calciatore passato da Bologna in questo biennio.

Nella lunga diatriba moderna tra risultatisti e giochisti, Italiano ha però rappresentato il connubio perfetto, proponendo un bel calcio e al tempo stesso portando i risultati.

Italiano: un biennio di vittorie e traguardi

Centosette partite: quarantasette vittorie, ventinove pareggi e trentuno sconfitte, centocinquantuno gol fatti e centotrentadue subiti. Questo il bilancio del tecnico sotto i Portici, condito da uno storico trionfo in Coppa Italia (atteso da mezzo secolo), una finale di Supercoppa dopo aver eliminato l’Inter campione d’Italia, un quarto di Europa League avendo eliminato la terza forza del campionato e perdendo solamente contro i vincitori del trofeo, oltre a un ottavo (secondo miglior piazzamento degli ultimi ventiquattro anni) e un nono posto.

Il culmine è senza dubbio rappresentato dalla vittoria della Coppa Italia: un successo che ha unito generazioni di tifosi, consentendogli di poter gridare al cielo di Roma, di essere campioni, e questo non è certo una banalità, soprattutto se si considera la storia recente del Bologna.

Il primo anno totalizza ben sessantadue punti in campionato, un traguardo formidabile dal momento che, considerando i tre punti a vittoria da sempre, solo Fulvio Bernardini (64 punti nella stagione 1961-1962) ne ha totalizzati di più di Vincenzo Italiano, nella sua prima stagione sulla panchina del Bologna in Serie A. Il secondo termina con il solo rammarico dell’eliminazione precoce dalla Coppa Italia (ai rigori per giunta) e di un blackout invernale che ha rallentato la rincorsa, ma a cui ha saputo porre rimedio.

Si chiude dunque un capitolo importantissimo, con la consapevolezza di aver sovvertito i pronostici, la certezza di aver riscritto la storia del Bologna, ma con la speranza (da ambo le parti) di non doversi guardare indietro con eccessiva malinconia.