De Laurentiis spiazza tutti: litiga con il sindaco e cambia stadio, giocherà a 50 km da casa

De Laurentiis spiazza tutti con una mossa inattesa: litiga con il sindaco con toni durissimi e cambia stadio, portando la squadra a 50 km da casa

C’è un silenzio particolare che accompagna certe cadute. Non quello della rassegnazione, ma quello carico di rabbia, domande e sospetti. A Bari, dopo la dolorosa retrocessione in Serie C, il problema sembra ormai andare ben oltre il campo. Perché mentre i tifosi fanno ancora i conti con il playout perso contro il Sudtirol, in città si è aperto uno scontro istituzionale che rischia di cambiare il futuro stesso del club.

Da una parte il sindaco Vito Leccese, dall’altra il presidente Luigi De Laurentiis. In mezzo, una piazza stanca di promesse e una squadra che nel giro di due anni è passata dal sogno Serie A all’incubo della retrocessione. Le parole utilizzate dal primo cittadino nelle ultime ore non sono passate inosservate. Toni duri, quasi di rottura definitiva. Non tanto verso il risultato sportivo, quanto verso quello che il Comune considera un progressivo distacco della proprietà dalla città.

Il muro contro muro tra Comune e società

Delusione Bari
Il muro contro muro tra Comune e società (Ansa Foto) – BolognaSportnews

La seconda lettera inviata dal sindaco al presidente del Bari Calcio ha avuto il peso di una scossa. “Totale alterità rispetto alla città”, “indisponibilità al confronto”, “atteggiamento inaccettabile”: parole pesanti, che raccontano un rapporto ormai logorato. Il tema centrale è lo stadio San Nicola, impianto di proprietà comunale e nodo fondamentale per l’iscrizione al prossimo campionato.

La SSC Bari, infatti, deve indicare ufficialmente il proprio stadio per la prossima stagione. E qui nasce il problema. Senza l’autorizzazione definitiva del Comune, il club non può formalizzare il San Nicola come sede casalinga. Una situazione surreale, che fino a poche settimane fa sembrava impensabile.

Dietro lo scontro politico e sportivo si nasconde anche il tema delle multiproprietà. Dal 2028, infatti, la famiglia De Laurentiis non potrà più controllare contemporaneamente Napoli e Bari. Un punto che il sindaco ha voluto sottolineare apertamente, ricordando come la futura cessione del club non sia una scelta personale, ma una conseguenza delle regole federali.

Ed è qui che il dibattito si accende davvero. Perché molti tifosi iniziano a chiedersi se la proprietà abbia ancora voglia di investire sul progetto Bari oppure se il club sia diventato semplicemente un asset temporaneo in attesa di essere venduto.

Dal sogno Serie A al rischio di lasciare Bari

Fa quasi impressione ripensare all’entusiasmo del 2023. Quel Bari arrivato a un passo dalla promozione contro il Cagliari sembrava pronto a riabbracciare il grande calcio. Lo stadio pieno, l’orgoglio ritrovato, una città finalmente riconnessa alla propria squadra.

Da allora, però, qualcosa si è spezzato. Prima la salvezza sofferta contro la Ternana, poi una stagione anonima e infine la retrocessione in Serie C. Una discesa lenta ma costante che ha scavato un solco profondo tra tifoseria e società.

Adesso, sullo sfondo, spunta persino l’ipotesi più clamorosa: giocare fuori Bari. Secondo il Corriere di Bari, il club avrebbe già sondato lo stadio Tonino D’Angelo di Altamura come possibile alternativa temporanea. Una sorta di piano B che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato fantacalcio.

Il dato più significativo, però, non è soltanto tecnico o burocratico. È emotivo. Perché il Bari oggi appare sospeso tra identità e incertezza, tra appartenenza e strategia aziendale. E mentre il countdown per iscriversi al campionato continua a scorrere, una domanda resta nell’aria più delle altre: questa frattura può ancora essere ricucita oppure il calcio barese sta entrando davvero in una nuova era?