Brasile, il difensore è stata una delle più grandi sorprese tra i convocati di mister Carlo Ancelotti: la sua clamorosa storia
Nel Brasile delle stelle offensive e dei talenti che accendono la fantasia dei tifosi, Douglas Santos rappresenta una figura diversa ma altrettanto preziosa. Non è il giocatore che occupa le prime pagine dei giornali o che colleziona statistiche spettacolari, ma è uno di quei calciatori che ogni allenatore vorrebbe avere a disposizione. Affidabile, intelligente tatticamente e capace di interpretare più ruoli, il terzino brasiliano è riuscito negli anni a costruirsi una carriera di alto livello lontano dai riflettori riservati ai grandi fenomeni verdeoro.
La breve parentesi italiana di Douglas Santos
La sua storia europea passa anche per l’Italia seppur per breve tempo. Quando l’Udinese decise di puntare su di lui nel 2014, Douglas Santos era considerato uno dei giovani più interessanti del calcio brasiliano. Reduce dalle esperienze con Náutico e Granada, arrivò in Friuli con l’obiettivo di completare il proprio percorso di crescita in uno dei campionati più tattici e impegnativi del mondo.
L’avventura in bianconero non fu semplice. Come accade a molti giovani sudamericani, il passaggio al calcio italiano richiese un periodo di adattamento. La Serie A di quegli anni era un campionato in cui i dettagli facevano la differenza e per un terzino significava imparare movimenti difensivi, letture preventive e attenzione costante alle marcature. Pur mostrando qualità interessanti, Douglas non riuscì a trovare quella continuità che avrebbe desiderato e la sua esperienza all’Udinese terminò dopo una sola stagione.

L’ascesa di Douglas in Russia
Da meteora della Serie in un Udinese post anni d’oro con Guidolin a terzino titolare del Brasile con Danilo all’altro lato. Ma da dove nasce quest’ascesa?
Dopo aver lasciato l’Italia, la sua carriera ha iniziato a prendere quota. Con l’Amburgo prima e soprattutto con lo Zenit San Pietroburgo poi, Douglas Santos è diventato uno dei laterali più affidabili del panorama europeo. In Russia ha trovato continuità, leadership e la possibilità di esprimere tutte le sue qualità. Oltre a questo ha rifiutato la possibilità di diventare un giocatore della nazionale russa e con Ancelotti è diventato titolare fisso al Mondiale, anche per via dell’infortunio di Wesley.





