Tedesco, 105 giorni e un addio: il Bologna riparte da Palladino

Dalla separazione lampo con l’ex tecnico alla sfida del nuovo corso: tre giorni non bastano per giudicare Palladino, mentre il caso Skorupski riapre un vecchio dilemma rossoblù. Cambiare portiere può davvero risolvere i problemi?

Il matrimonio calcistico tra Tedesco e il Bologna dura appena 105 giorni, fra presentazione, preparazione estiva e le prime 4 giornate di campionato, concluse con la sconfitta indecifrabile di Napoli. In mezzo il punto con il Sassuolo e 2 sconfitte maturate con un brandello di sfortuna, dove il portiere Skorupski non è stato insuperabile.

Con il Sassuolo il Bologna di Tedesco non aveva fatto male ed era in debito con la sorte se pensiamo ai 51 tiri confezionati (14 in porta) nelle 3 gare, ma evidentemente a Napoli (dove la squadra è apparsa impaurita e smarrita) deve essere accaduto qualcosa di imponderabile.

Forse imprevedibile poiché sappiamo “dell’amore a distanza” fra Tedesco e Sartori e mai avrei pensato che fosse poi messo in discussione da una convivenza così breve. Tant’è che la stampa cittadina era all’oscuro (non per incapacità, sia chiaro) di quanto stava accadendo alle spalle del nuovo allenatore.

La decisione del Bologna ha spiazzato i tifosi che hanno sposato e sostenuto l’arrivo di Tedesco. La linea intrapresa in questa stagione dalla società bolognese di non presentare alla stampa i nuovi giocatori, se non attraverso video interviste pre-confezionate dallo staff della comunicazione è un dato di fatto. Tutto lecito, ci mancherebbe, ma mi sfugge evidentemente qualcosa nel rapporto tra BFC e stampa locale.

Panchina a Palladino: dal Monza alla Fiorentina

Raffaele Palladino dà indicazioni
Panchina a Palladino: dal Monza alla Fiorentina (Ansa Foto) – BolognaSportnews

La palla è passata a Palladino, un tecnico emergenze che un bel giorno si trova sulla propria un certo Silvio Berlusconi, non ultimo nella storia calcistica di questo Paese. Palladino viene promosso dalla Primavera in prima squadra. Il tecnico di Mugnano, ex attaccante cresciuto anche nella Juventus, mantiene il Monza in Serie A per due stagioni e si trasferisce a Firenze dove agevola la Fiorentina al sesto posto, utile per giocare in UEFA League.

La sua permanenza in Viola pare certa e invece emergono controversie tecniche e Palladino preferisce fermarsi. Poi subentra a Juric all’Atalanta, dove conquista la Conference League. Il settimo posto davanti al Bologna non è certamente l’obiettivo fissato dalla società italo-americana, ma spesso si dimentica come un cambio in corsa di un allenatore non sempre porta a benefici immediati.

Oltretutto bisogna valutare se ci sono o meno infortunati e quando la rosa è stata completata in sede di mercato. Ergo, ad un nuovo allenatore deve avere il tempo necessario per fare emergere il proprio lavoro. Come è valso per Palladino all’Atalanta vale anche per Tedesco a Bologna.

Tempo e fiducia a Palladino che ha già cambiato modulo

Ciò detto, al subentrante Palladino va dato tempo e fiducia. Preparare in tre giorni la partita con il Torino non era semplice anche in considerazione del cambio modulo: dal 4-3-3 al 3-4-3 o meglio ancora al 3-4-2-1. Palladino non è un assertore del possesso palla – si è visto – come invece lo erano i suoi predecessori: infatti, predilige una manovra più ragionata, partenza dal basso, cambio repentino del gioco, suggerimenti in verticale agli attaccanti.

Nella sua prima partita in rossoblù tutto questo si è visto poco. Con il Torino i rossoblù sono andati in vantaggio dopo 14 minuti con una bella conclusione di Bernardeschi. La manovra è stata oggettivamente arrembante: recupero palla di Cambiaghi su Fortini e apertura su Miranda che guadagna il fondo, cross in mezzo dove l’ex bianconero coglie l’attimo vincente.

Tutto bello, ma poi lo spreco con Pobega, mentre i granata si fanno sotto con Mandragola in regia: le sue punizioni sono panacea, Skorupski rimedia. Nel secondo tempo i cambi di Abate sono più propositivi di quelli di Palladino. L’attaccante Kulenovic diventa la chiave di volta: in una verticalizzazione a centrocampo Kulenovic lascia sul posto De Silvestri e si lancia verso l’area petroniana, dove dal limite fa partite un destro rasoterra. Skorupski ci arriva ma non trattiene, anche perché la palla tocca un’istante prima il terreno. Sfortuna o topica?

Diciamo terza topica del portiere polacco, ma sul finire di gara Piccoli ha l’occasione per riportare in vantaggio la squadra, ma il suo tiro viaggia in curva San Luca. Poteva essere e non è stato un esordio vincente per Palladino e i fischi del pubblico fanno male, a tutti.

Problema Skorupski? Il ricordo della retrocessione nel ’91

Skorupski in azione
Problema Skorupski? Il ricordo della retrocessione nel ’91 (Ansa Foto) – BolognaSportnews

Skorupski è un problema? Forse però mi viene in mente quella maledetta retrocessione del 1991 con Radice in panchina dopo un avvio alquanto pittoresco di Scoglio. Complice una valanga di infortuni ma quel Bologna, preso per mano da capitan Villa e fior di campioni come Cabrini e Detari, faceva bene in Coppa Europa e male in campionato.

Sulla graticola si accomodò il portiere Cusin: Nellone in campionato in 24 gare ne prese 32 gol. Compreso Coppa Italia e Coppa Uefa raggiunse un -40 in 33 gare. Fischi per Cusin e mister Radice costretto a sedare i malumori dello stadio. Subentra Gianluigi Valleriani: in 5 gare 15 reti subite.

Compreso le coppe il passivo s’arrotonda -22. Un disastro. Dentro il terzo portiere, Marco Pilato, cresciuto a Sasso Marconi. Viene sbattuto in prima linea nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Al “Dall’Ara” ne prende 3 dal Parma. Per Marco 6 presenze e 16 reti subite.

Cosa voglio dire? Il cambio del portiere non è sempre produttivo. Con tutto rispetto per il neo azzurro Pessina.