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Editoriale

Bologna non val bene una messa

Tanti nomi vagliati, ma nessun affondo: il mercato del Bologna e quel compromesso che ancora non si vede. Il commento nel nostro editoriale

Parigi val bene una messa” disse Enrico di Navarra (Enrico IV): una frase per sottolineare un sacrificio in virtù di qualcosa di più grande, in quel caso la corona. Il mercato del Bologna invece, a dir la verità, aspetta ancora la sua (di messa): tra promesse e attese i rossoblù cercano il compromesso giusto, anche se il rischio di trovarsi in un impasse è molto alto.

Bologna, mercato di attesa: qual è il compromesso giusto?

Se dietro questo attendismo e fase di analisi si nascondesse un machiavelliano fine che giustifica un mezzo, probabilmente non si parlerebbe neanche di stallo. Tuttavia si trova difficoltà a capire in questo momento quale siano l’uno e l’altro: i rossoblù sondano profili e aprono contatti, ma senza affondare realmente il colpo.

Un’attesa che non collima con i tempi del calciomercato attuale e la repentinità delle trattative, e che rischia di estromettere il Bologna dal tavolo dei grandi, anche in virtù di un compromesso che non è ancora chiaro. I rossoblù hanno bisogno di rinforzi dopo un’annata piuttosto altalenante e il cambio di allenatore richiede tempo per i calciatori per apprendere nuovi concetti, anche per questo avere al più presto forze fresche, potrebbe essere un buon assist per ridurre i tempi di inserimento.

Bologna, mercato di attesa: qual è il compromesso giusto? Bologna Sport News (Foto di Giuseppe Cottini/Getty Images Via OneFootball)

Anche perché qual è il compromesso? A questa fase di attesa seguirà una strenua resistenza al mantenimento dei big? I fatti fanno dubitare di questo: il contratto di Freuler è scaduto diversi giorni fa, le sirene di mercato per Lucumí suonano fortissime, il rinnovo di Orsolini sta diventando una grana, mentre il futuro di uno tra Rowe e Castro (stando alle ultime indiscrezioni) potrebbe essere lontano da Bologna.

Un gioco quindi (quello dell’attesa) però che non vale la candela, in particolar modo se l’obiettivo è quello di restare competitivi e provare a ottenere nuovamente una qualificazione a una competizione europea.

La società è in credito, ma il tempo stringe

Senza però scendere in inutili allarmismi, la società visto il lavoro degli ultimi anni (ad eccezione di qualche operazione) è sicuramente in credito. Il cambiamento di allenatori e calciatori non ha cambiato quelli che poi sono stati gli obiettivi.

Tuttavia l’importante è non celarsi dietro questo per prolungare una fase di attesa abbastanza lunga, anche perché i tempi iniziano verosimilmente a stringersi e le concorrenti a rinforzarsi.

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