L’exploit al Girona e il periodo in chiaroscuro alla Roma: cosa porterebbe Dovbyk al Bologna

Il centravanti ucraino potrebbe fare il percorso inverso di Santiago Castro. Come cambierebbe il Bologna. L’approfondimento

Nel calcio il confine tra consacrazione e incompiutezza è spesso più sottile di quanto raccontino i numeri. Artem Dovbyk lo ha attraverso in pochissime stagioni: da protagonista assoluto nella favola Girona (annata chiusa da Pichichi della Liga), a una parentesi romana incapace di mantenere le stesse promesse, frenata da un rendimento discontinuo e da qualche problema fisico di troppo.

Come cambierebbe il Bologna con Dovbyk

Tuttavia certe storie non si esauriscono al primo bivio. Ecco perché il Bologna osserva con attenzione e gradirebbe che il centravanti ex Girona facesse il percorso inverso di Santiago Castro, diretto a Roma. Il progetto rossoblù potrebbe rappresentare il terreno ideale su cui far rifiorire un talento che ha dimostrato di riuscire a fare la differenza, trasformando un’occasione di rilancio nell’inizio di una nuova ambiziosa avventura.

Dovbyk dal dischetto
Come cambierebbe il Bologna con Dovbyk. Bologna Sport News (Foto di Paolo Bruno/Getty Images Via OneFootball)

La premessa doverosa da fare è che per far sì che questo scenario si realizzi i rossoblù dovranno essere bravi a metterlo nelle condizioni migliori per farlo rendere al massimo, evitando di trasformarlo in un oggetto estraneo ai meccanismi di gioco di Domenico Tedesco.

A proposito di questo il primo cambiamento sarebbe rappresentato dalla sviluppo della manovra, vista la minore mobilità rispetto all’argentino nel legare il gioco. Il centravanti ucraino però potrebbe giovare di alcuni espedienti dell’idea di calcio di Tedesco, avendo dalla sua il piacevole precedente di Lukaku al Belgio, attaccante per caratteristiche simile all’ex Girona.

Dovbyk: fisicità e verticalità al servizio della squadra

Quindi se Castro rappresenta il tipico attaccante associativo, capace di legare il gioco, dialogare con i compagni e cucira la manovra degli ultimi trenta metri, Dovbyk offrirebbe per alcuni aspetti un profilo differente seppur per certi versi complementare.

La sua presenza garantirebbe giocoforza una dose superiore di fisicità e profondità: un riferimento capace di assorbire l’urto dei difensori e attaccare con continuità lo spazio alle loro spalle, dando alla squadra una soluzione più verticale e diretta, e permettendo di alternare un calcio più elaborato e uno più immediato, senza rinunciare al peso specifico negli ultimi sedici metri.

Le grandi carenze dal punto di vista della qualità tecnica restano un interrogativo di stretta attualità, a cui in caso spetterà a Domenico Tedesco rispondere, cercando di limitarne l’impatto.