Come nelle ultime stagioni il Bologna saluta due pedine fondamentali. Una strategia che espone a molti rischi. L’approfondimento
C’è una trama che mercato dopo mercato, soprattutto se si analizzano le ultime tre sessioni estive, sembra ripetersi con estrema puntualità in casa Bologna: due delle pedine più importanti della squadra dicono addio ai Portici, lasciando in eredità risorse importanti da reinvestire.
Castro e Lucumí gli ultimi in ordine di tempo: tante plusvalenze, ma alto rischio
E’ stato questo il leitmotiv delle ultime sessioni: prima Zirkzee e Calafiori, poi Ndoye e Beukema, e infine Castro e Lucumí. E’ la logica di un modello che ha fatto delle plusvalenze uno dei propri pilastri e che ha consentito al Bologna di crescere senza smarrire il proprio equilibrio economico. Ma come spesso accade ciò che rappresenta un punto di forza, può finire per diventare anche una fragilità.

Perché il talento, quando viene monetizzato con questa regolarità, porta ossigeno alle casse ma sottrae qualità alla squadra. E se ogni sessione bisogna colmare lacune tecniche, aperte da cessioni dolorose non è sempre detto che il mercato restituisca ciò che ha portato via, e l’ultima annata è lì a testimoniarlo.
Una strategia rischiosa
Gli acquisti di Rowe e Bernardeschi non cancellano un mercato passato ampiamente insufficiente, proprio perché collima fedelmente con quanto scritto poco fa. I nuovi arrivati non hanno saputo rispettare le attese: un rischio che il Bologna ha scelto di correre anche questa stagione, sperando di rilanciare sogni, obiettivi e speranze, di un gruppo pronto a partire da zero ai nastri di partenza, anche per via dell’approdo di un nuovo allenatore e nuove conseguenti richieste.
Ed è qui però che si deve realizzare la più grande prova del Bologna, che verosimilmente corrisponde all’ultimo vero step per sedersi con regolarità al tavolo dei grandi: costruire un valore è un merito, ma preservare quello conquistato è la sfida più difficile. Una sfida questa, che il Bologna fin qui non è mai riuscito a vincere.





