L’approdo di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna ha inaugurato una profonda ridefinizione dei princìpi di gioco, trasformando Jens Odgaard da semplice alternativa offensiva a vero e proprio perno fluido dello scacchiere tattico rossoblù.
Nell’ultima uscita stagionale contro la Lazio e lungo l’arco delle amichevoli estive, Tedesco ha impiegato Odgaard in una veste ibrida a metà tra la mezzala offensiva nel 4-3-3 e il trequartista atipico nel 4-2-3-1.
Il nuovo Odgaard: Tedesco punta su di lui
In fase di costruzione e rifinitura, il giocatore danese non staziona spalle alla porta come un centravanti classico, ma opera sistematicamente nel mezzo spazio centro-destro. Quando i terzini si alzano o gli esterni tagliano verso l’interno, Odgaard si abbassa prontamente per formare una linea di raccordo con i centrocampisti centrali, fungendo da ponte fisico e tecnico per ripulire le seconde palle, attirare fuori posizione i marcatori avversari e ribaltare il fronte rapidamente verso le corsie esterne.
In fase di non possesso, la richiesta atletica e dinamica di Tedesco è considerevole. Odgaard agisce spesso da primo innesco della pressione alta, alzando il proprio baricentro sulla stessa linea della punta centrale per schermare la prima fonte di gioco avversaria e convertire il modulo in un quattro-quattro-due asimmetrico. Subito dopo la prima pressione, garantisce un ripiegamento aggressivo a contrasto per stroncare sul nascere le transizioni avversarie.

Le differenze con la scorsa stagione
Rispetto alla passata stagione, la sua collocazione e la sua interpretazione del ruolo cambiano radicalmente. In precedenza, Odgaard era prevalentemente confinato al ruolo di ariete d’area, vice-punta o cambio a gara in corso per incrementare la presenza fisica negli ultimi venti metri, limitando le proprie mansioni all’occupazione del sedici metri e ai duelli aerei.
Con Tedesco, invece, il danese diventa una pedina a tutto campo, coinvolta attivamente nella risalita del pallone e orientata a un’aggressione uomo su uomo a tutto campo. L’uscita della manovra non passa più unicamente per il lancio lungo verso la sua figura statica, ma attraverso ricezioni dinamiche tra le linee palla al piede per puntare direttamente lo spazio.
Nel prosieguo della stagione, questa polivalenza renderà Odgaard una risorsa tattica fondamentale e modulabile a seconda del piano gara. Contro difese schierate a tre o a cinque, potrà agire da incursore d’assalto sfruttando i movimenti a svuotare l’area del centravanti per aggredire i varchi centrali.
In contesti che richiederanno maggiore equilibrio e contenimento sulle corsie laterali, potrà invece partire da esterno atipico a piede invertito per accentrarsi verso il suo piede forte e raddoppiare in ripiegamento sul terzino avversario. Infine, contro formazioni dalla linea difensiva molto alta, il suo impiego da riferimento avanzato di raccordo permetterà di togliere punti di riferimento ai difensori centrali, aprendo corridoi profondi per i tagli diagonali degli esterni offensivi.





