Bologna, le soluzioni tattiche per sopperire all'assenza di Odgaard (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images via OneFootball) Bologna Sport News
La lesione muscolare di Jens Odgaard priva Raffaele Palladino di un equilibratore tattico fondamentale per il suo scacchiere offensivo.
Il trequartista danese garantiva al Bologna una fisicità atipica sulla trequarti, agendo come elemento di raccordo vitale tra la linea mediana e il riferimento offensivo centrale. Per compensare questa assenza all’interno del 3-4-2-1 o del 4-3-3 attualmente in cantiere a Casteldebole, l’allenatore campano deve esplorare soluzioni che modificheranno inevitabilmente lo sviluppo dell’intera manovra.
L’opzione più naturale e immediata porta all’inserimento di Nicolò Cambiaghi dal primo minuto. Scegliere l’ex giocatore dell’Atalanta significa rinunciare ai centimetri e al prezioso gioco aereo per abbracciare un calcio fatto di continui strappi in velocità, isolamenti sull’esterno e ubriacanti dribbling nello stretto. Con Cambiaghi, il baricentro della squadra fatica maggiormente a salire appoggiandosi sulle sponde alte, richiedendo al centravanti titolare – che si tratti del nuovo acquisto Artem Dovbyk o dell’energia di Roberto Piccoli – un lavoro extra spalle alla porta per favorire i tagli rapidi degli esterni d’attacco.
Se invece Palladino volesse mantenere una struttura fisica imponente e massiccia sulla trequarti, scongiurando uno sbilanciamento troppo marcato verso giocatori leggeri e di pura corsa, la carta a sorpresa potrebbe essere l’avanzamento di Tommaso Pobega. L’ex centrocampista rossonero possiede i tempi di inserimento perfetti e il tonnellaggio ideale per aggredire gli spazi lasciati vuoti dai movimenti della punta centrale, trasformandosi di fatto in un atipico e ruvido falso trequartista. Questa mossa affiancherebbe a Lewis Ferguson un incursore puro e instancabile, alzando sensibilmente la pericolosità sulle palle inattive e garantendo una feroce pressione sulla prima impostazione avversaria.
Una terza via, forse la più radicale ed estrema per colmare il vuoto lasciato da Odgaard, consisterebbe nel passaggio sistematico a un attacco a due punte di peso. Schierare contemporaneamente la fisicità straripante del gigante ucraino Dovbyk e l’assoluta dedizione al pressing di Piccoli costringerebbe le difese rivali a rimanere bloccate centralmente per non soccombere. Questo assetto svuoterebbe la trequarti di un rifinitore puro, trasferendo l’intera responsabilità creativa sulle catene laterali del campo. Esterni di grande spinta come Emil Holm, Nadir Zortea o Juan Miranda si ritroverebbero a dover alimentare costantemente l’area di rigore con cross tesi e sovrapposizioni profonde. In uno scenario simile, i difensori centrali avrebbero il delicatissimo compito di mantenere la linea difensiva cortissima, accompagnando la pressione in avanti per non isolare il duo d’attacco e garantire coperture preventive ferree sulle inevitabili ripartenze avversarie.
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