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Bologna, Palladino come Megamind: i cambi che valgono punti

Il tecnico dimostra di leggere ancora bene i momenti della partita: le sue scelte stanno portando diversi punti. L’approfondimento

Nel calcio esiste un confine sottile, quasi impercettibile, tra chi assiste allo scorrere della partita e chi, invece, riesce a leggerne i segnali prima che diventino evidenti. È in quello spazio, sospeso tra intuizione e razionalità, che si misura la sensibilità di un allenatore: nella capacità di cogliere un equilibrio che si sta spezzando, di intravedere una crepa nelle certezze avversarie, di comprendere quando sia giunto il momento di intervenire per cambiare il destino di una gara. E se c’è qualcuno che, nelle ultime uscite del Bologna, sembra aver affinato quest’arte, è proprio Raffaele Palladino.

Il tecnico le vince con i cambi

Anche quando le scelte sono più impopolari, come la sostituzione di Bernardeschi ieri sera, alla fine la ragione è sempre la sua. Almeno questo racconta la sua breve storia sotto i Portici. Una situazione che riporta alla mente lo storico siparietto di Mourinho con i giornalisti, ai tempi del Chelsea, sulla scelta di inserire Demba Ba e Schürrle.

Una componente, la fortuna, che però non può essere la sola spiegazione, visto che generalmente due indizi fanno una prova. E anzi in questo caso specifico sono anche più di due.

I cambi che portano punti

Ieri sera è spettato a Miranda cambiare la partita dalla panchina, tenendo Mbangula in campo e levando il numero dieci. Poche settimane fa ci pensò Libra (subentrato) a Cagliari, ad aprire la strada a Bernardeschi in occasione del secondo gol e prima ancora ad Enem, subentrato a Lecce e in gol dopo tredici minuti.

È qui che il paragone con Megamind, il geniale protagonista dell’omonimo film d’animazione, trova la propria ragion d’essere: non tanto nella spettacolarità di un piano elaborato, quanto nella capacità di individuare una soluzione là dove altri potrebbero vedere soltanto un problema. Perché le partite non si decidono esclusivamente nei novanta minuti, né soltanto attraverso le giocate di chi comincia dal primo minuto. A volte, la svolta attende silenziosamente ai margini del campo, seduta in panchina, pronta a essere chiamata in causa da chi sappia riconoscerne il momento. E in questo Palladino sta dimostrando di essere un maestro.

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