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Qualcosa si è rotto tra Saputo e Mihajlovic, un divorzio a fine stagione non è utopico

Però: scapoli e ammogliati – per dirla alla Mihajlovic – almeno si sarebbero divertiti di più e a fine partita sarebbero andati a farsi una pizza. Invece Sinisa li porta tutti in ritiro, come sempre succede quando si è talmente disperati che procede col vecchio caro metodo del «Tutti in castigo». Funzionerà? Vedremo. la penosa domenica del Bologna va archiviata per quello che è, senza star lì tanto ad argomentare: una prestazione da farsa, ridicola, senza nerbo, senza dignità e nessuno venga a dire: bè, però nella ripresa i rossoblù hanno giocato decentemente. Grazie Graziella. Sul 5-1 per la Roma, sono capaci tutti. Il problema è un altro. Come hanno capito tutti quelli che non si raccontano balle, il problema è che l'anno prossimo si riparte da zero. Con un nuovo allenatore. Lo stridore del botta&risposta tra Saputo e Mihajlovic è un punto di non ritorno. Uno chiede il 10° posto, senza però spendere due euro per rinforzare la squadra. L’altro replica che per prima cosa è meglio raggiungere la salvezza. E a fine di questa settimana in cui i rapporti si sono incrinati, arriva la più umiliante delle sconfitte con una squadra che – detto, fatto – dà ragione al suo allenatore. Il problema non nasce oggi. Come dicevano antichi professori: il problema è a monte. L'abbiamo già scritto, ma vale la pena ripetersi: in estate Mihajlovic si sarebbe aspettato una mano tesa (e portafoglio aperto) da parte di Saputo. Voleva fare il salto di qualità, Sinisa. Era pronto. Lui. Ma non la società. Nella videointervista di pochi giorni fa Saputo parla ancora di «progetto di crescita», fa slittare al 2022 l’inizio lavori al Dall’Ara, dribbla senza tanti infingimenti la questione mercato di gennaio. Il concetto è sempre quello: assestamento. Chiede i 52 punti, Saputo. E si sente rispondere da Mihajlovic che «certo, quello era l'obiettivo prima del mercato». Come a dire: poi il mercato non l'abbiamo fatto, quindi l'asticella si abbassa. Qualcosa si è rotto, e il rapporto professionale – al di là di quello umano che immaginiamo sincero e solido – non pare più ricomponibile. Facile previsione: Mihajlovic ripeterà sostanzialmente lo stesso percorso fatto da Donadoni, due anni e mezzo e poi – a fine campionato, primavera 2021 – tanti saluti. Non si vede come le cose possano andare diversamente. Mihajlovic è una scintilla che brucia, Saputo assesta la candela. Uno vuole azzannare il mondo, l’altro ne smussa gli angoli. Nel mentre – per evitare guai – è meglio se gli scapoli e gli ammogliati tornano ad essere quello che sono: dei calciatori – chi più chi meno bravo ma comunque nella media – che insieme formano una squadra discreta, sicuramente attrezzata per salvarsi senza penare, ma nulla di più.

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