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Editoriale – Bilancio al giro di boa per Virtus e Fortitudo

Finito il girone d'andata è tempo di un primo bilancio parziale su quanto fatto dalle due bolognesi fin qui in campionato. Luci ed ombre per entrambe con ancora qualcosa da sistemare per raggiungere i propri obiettivi.

La Virtus chiude quarta al giro di boa pagando, è evidente, le cinque sconfitte di fila in casa. Mentre in trasferta le V Nere non perdono, considerando anche l'Eurocup, da un anno quando vennero a sconfitte a Belgrado dal Partizan, tra le mura amiche il rendimento è stato decisamente incostante. Per dare un riferimento: peggio, in casa, ha fatto solo Varese. La differenza sostanziale tra le due versioni Virtus è in difesa: mentre alla Segafredo Arena la squadra ha un defensive rating (punti subiti ogni 100 possessi) di 109.7, in casa degli altri il dato crolla a 95.7. Questione di atteggiamento, come già detto in passato su queste pagine, perché è altamente improbabile che una stessa squadra sappia difendere in un ambiente e si dimentichi come si faccia in un altro, per di più il proprio. È innegabile però che dopo il ko con Sassari ci sia stata un'inversione di tendenza, legata anche alla reazione emotiva della squadra alla vicenda Djordjevic. In più è stato aggiunto Belinelli che contro Pesaro e Trento ha fatto vedere di cosa può essere capace pur con una condizione fisica ancora non pienamente ottimale. Insomma motivi per guardare con fiducia al proseguo della stagione ce ne sono, pur in presenza di passaggi a vuoto di cui la squadra soffre ancora specie quando si sente padrona della situazione (è accaduto anche nel secondo tempo di sabato a Trento).

Per la Fortitudo il bilancio è fin troppo semplice e se volete banale: malissimo con Sacchetti, benissimo con Dalmonte. È cambiato l'atteggiamento generale della squadra ed è cambiata l'intensità in difesa: la Lavoropiù concede molti meno tiri non contestati e gli avversari sfornano meno assist. La sconfitta con Trieste non cambia il giudizio complessivo di questa versione dei biancoblu ma pone tuttavia un quesito: che gerarchie deve avere questa squadra? Con il roster ridotto quasi all'osso l'abilità di Dalmonte è stata anche quella di redistribuire le responsabilità tra chi era disponibile, ricevendo risposte pressoché positive da tutti. Con il rientro degli assenti sarà necessario ricalibrare minuti e palloni. Certo, sempre meglio avere problemi di abbondanza ma il punto di forza di Dalmonte è un altro: la concorrenza interna, oggi, è molto più forte e stimolante di quanto non fosse un mese fa. Non c'è nessuno che possa dire di avere il posto garantito e questo dev'essere uno sprono per tutti affinché la F non si ritrovi nelle zone scomode della classifica.

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