Intervista doppia ai fratelli bolognesi Antonio e Pupi Avati che da cinquant’anni sono protagonisti del cinema italiano ma contrapposti dalla fede calcistica.
Antonio tifa Bologna: “Ho sempre sognato di fare il calciatore o l’attore, ci ho provato con risultati modesti in entrambi i casi. Ho amato moltissimo Ezio Pascutti ancora prima che venisse acclamato dai tifosi. Il suo modo di giocare rischioso e spettacolare resta un ricordo indelebile. La stagione di Inzaghi al Bologna penso che si sia protratta persino troppo a lungo, fui duro nel giudicarlo pubblicamente risultando quasi ostile anche se è amico di Pupi. Mihajlovic? A Bologna non è facile essere come lui: assolutamente non allineato. Gli piace essere divisivo e non poteva esserlo di più. Oggi stravedo per Schouten anche se nelle ultime gare l’ho visto intimidito. Per il Bologna mi accontenterei di un posto in più rispetto allo scorso anno: sarebbe un successone”
Pupi tifa Milan: “Negli ultimi quindici anni ho scoperto il tifo che ha aggiunto una piacevole tensione alla mia vita. Concordo: non si poteva non amare Pascutti che univa capacità e stravaganza. Però la seduzione per me avvenne con Filippo Inzaghi non solo per i gol ma anche per i movimenti: una bellezza degna delle vicende mitologiche. Ero felicissimo di far coincidere la nostra amicizia e la simpatia per i rossoblù. Quella stagione così negativa fu un grande dispiacere. Mihajlovic? Ha vissuto un anno tremendo, la sua storia bellissima rende evidente quanto lo sport possa arrivare emotivamente a tutti. Lo reputo una persona umanamente straordinaria, nitida, limpida ed essenziale. Ora mi piace Hernandez, un ragazzo dotato di tutte le qualità che secondo me deve avere un campione. Scudetto al Milan? Dopo la sconfitta con l’Atalanta ho iniziato ad avere paura. Ora questa polemica su Ibrahimovic mi pare un pretesto per attaccarlo”.
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