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Editoriale – Un vero Derby da Basket City

Non è stata una sfida per puristi ed esteti, ma il Derby numero 111 tra Virtus e Fortitudo passa alla storia per essere stato uno dei più combattuti e agonisticamente intensi. La Segafredo l’ha portato a casa perché ha più talento, ha una panchina più profonda e nel finale è stata più lucida; la Kigili ha dato tutto quello che aveva, anche qualcosa in più, ma nel finale è arrivata senza troppa benzina.

In una giornata in cui Pajola ha giocato al di sotto delle proprie possibilità (per lui più di altri appare necessario un riposo che però, per le assenze, non gli si può concedere), Teodosic è stato ingabbiato da Durham e Belinelli ha a lungo litigato con il ferro, a tirare fuori dalle sabbie mobili della partita la Virtus sono stati Ruzzier ed Alexander. Entrambi decisivi sui due lati del campo quando le V nere sono finite a -8 nel terzo quarto ed erano in palese difficoltà a trovare buoni tiri. È stata l’ennesima dimostrazione di come le cosiddette seconde o terze linee bianconere stiano sfruttando il momento in cui giocoforza hanno più spazio del previsto, facendosi trovare pronte. Non era scontato e non sarà poi semplice ricalibrare il tutto una volta che il roster sarà completo, ma a questo Scariolo ci penserà a tempo debito. Intanto si gode una squadra che dal ko con Valencia ha inanellato 8 vittorie di fila stringendo i denti e andando oltre le difficoltà fisiche e che in settimana si gioca il primo posto provvisorio in Eurocup a Gran Canaria e in campionato a Milano. Ci sono ancora cose da sistemare ma la bilancia pesa innegabilmente sulle cose positive come lo spirito di gruppo, la forza d’animo e le qualità offensive. E poi a mali estremi c’è sempre il morso del cobra Teodosic quando conta di più.

L’1 su 7 ai liberi e l’errore in contropiede di Feldeine sono i rimpianti più grandi che si porta dietro la Fortitudo dal Derby. Coach Martino, che la partita l’ha vissuta costantemente in piedi a guidare i suoi come un tarantolato, non sapeva a fine partita se avere più rammarico o soddisfazione per come è andata. È probabile che con il passare delle ore prevalga la seconda perché la qualità della prestazione Kigili è evidente. C’è stato un enorme sforzo fisico per togliere il contropiede alla Virtus, un’attenzione spasmodica ai tagli, una concentrazione elevatissima nelle esecuzioni: abbastanza normale che tutto questo la F l’abbia pagato nel finale, soprattutto nei suoi leader che hanno dovuto fare per sé e per i compagni meno in palla. Durham è entrato sotto pelle a Teodosic, Feldeine e Aradori hanno mostrato che la convivenza offensiva tra di loro è possibile, Groselle è stato un riferimento costante prima di piantarsi dalla lunetta. Adesso la testa dei biancoblu deve andare a Sassari, gara complicata ma da vincere per riprendere il cammino verso la salvezza che, con lo spirito mostrato ieri, non è un miraggio.

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