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Può davvero essere l’anno buono per ritoccare in meglio la classifica. Orsolini e il Bologna al capolinea

Forse questo è davvero l’anno buono per ritoccare in meglio la classifica, quella stessa classifica che – nell’era Saputo (dal 2015-16) ha visto come miglior piazzamento il 10° posto di due anni fa, con Mihajlovic che subentrò in corsa al posto di Inzaghi e viaggiò per mesi con il vento alle spalle. Forse (sicuramente) Mihajlovic se n’è accorto, ecco spiegata – anche attraverso le sue dichiarazioni – la volontà di alzare l’asticella. «Godiamoci la sosta», ha detto l’allenatore. Ok, giusto. Il calendario alla ripresa propone – a chiusura di novembre – Venezia al Dall’Ara e Spezia in trasferta. Il Bologna di queste ultime due giornate visto contro Cagliari e Sampdoria, le vincerebbe entrambe. Staremo a vedere. Una stagione si decide ad ogni angolo, ad ogni curva, ad ogni giro di giostra. Forse la prima vittoria in trasferta della stagione ha sbloccato mentalmente una squadra che non ha obiettivi, per questo (potenzialmente) può davvero decidere di divertirsi. I 18 punti in 12 giornate non sono un premio, ma una certificazione doc. Il Bologna è lì, ad osservare il contorno dell’Europa League oltre il vetro. E’ una squadra di carattere – vincere a Marassi non era affatto scontato dopo il pari di Thorsby – che non rinuncia mai a giocare, sia che si trovi in vantaggio e sia che stia rincorrendo. In questo senso: è un Bologna maturo. Ci teniamo ora a fare una considerazione anagrafica dettata dalla formazione di partenza a Genova domenica pomeriggio. Che è il nuovo valore del Bologna (bravo Mihajlovic nel gestirla), ma che può anche rivelarsi un limite (e bisogna accettarlo, visto che parliamo di mi percorso di crescita collettivo). Dunque: Svanberg è cresciuto talmente tanto che già oggi un giocatore che potrebbe rientrare nelle rotazioni di una squadra di fascia alta, Dominguez è sulle sue tracce, diventerà sempre più fondamentale, Barrow deve registrare se stesso sulla frequenza della continuità, i colpi non gli mancano, Hickey si è affacciato quest’anno ma è intraprendente e talentuoso, il futuro è suo, e questo vale anche per Theate, che ha affrontato l’avventura in Serie A con una personalità che spaventa. Bene bravi bis, sono i giovani rossoblù. Svanberg e Barrow hanno 22 anni, Dominguez uno in più, Theate uno in meno, Hickey è il più giovane con i suoi 19 anni. Metà squadra del Bologna che domenica ha espugnato Marassi era Under 23. L’altra metà dell’undici sceso in campo al fischio d’inizio sta ampiamente sopra i trenta con Medel (34) e De Silvestri (33), ma anche con Arnautovic (32), Soriano va per i 31, Skoruspki è un trentenne, Soumaoro – il più giovane dei vecchi – ne ha 29. Balza subito all’occhio un dato: la generazione di mezzo – diciamo tra i 24 e i 28 anni – in questo Bologna non ha cittadinanza. Il Bologna oggi è un mix di giovinezza estrema ed esperienza consolidata. E tra le tante conseguenze ce n’è una che merita la nostra attenzione: la discontinuità del rendimento, perché i giovani ogni tanto accusano qualche battuta a vuoto e perché gli over 30 faticano a mantenere – fisiologicamente – prestazioni di alto livello per un lungo periodo. Non è un caso che per vari motivi i tre rappresentanti della generazione di mezzo – Orsolini (24), Mbaye (26) e Dijks (28) – sono ai margini del progetto. A proposito di Orsolini: la sensazione è che la sua storia con il Bologna sia arrivata al capolinea. Era arrivato in Nazionale, l’ha persa, si è perso. Avrà altrove le occasioni che cerca.

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