Giuseppe Zinetti ha difeso la porta del Bologna per 260 partite tra il 1977 ed il 1987. Ecco le parole dell’ex rossoblù a Repubblica, in un momento dove i felsinei stanno dando gioia e felicità alla piazza.
“Beh per vedere belle partite ultimamente bisogna guardare la Premier League, in Italia è difficile. Il Bologna di Motta mi dà gioia perché gioca a pallone”.
“Certo. Bella. Sofferta com’è giusto che sia contro una squadra che ha un’idea di calcio e interpreti validi. Alla prima occasione il Bologna ha colpito e poi ha difeso i tre punti con umiltà, col coltello tra i denti, da squadra vera”.
“Fa molto fraseggio e rispetta il vecchio comandamento: se la palla ce l’ho io, tu non segni. In attacco ha molta qualità, ma la cosa più importante che l’allenatore ha saputo trasmettere è lo spirito di squadra. È un gruppo in cui tutti si aiutano, come dimostrano anche i recuperi difensivi finali di Zirkzee, stanno tutti belli stretti, corti e raddoppiano le marcature”.
“Si vedeva che fosse dotato ma la sua trasformazione è stata incredibile, l’atteggiamento mentale è cambiato. Piuttosto vorrei sottolineare le prestazioni di un altro giocatore: Calafiori. Lui incarna quello spirito di squadra che dicevo, l’empatia col pubblico. Viene da un periodo difficile ma ha saputo imporsi. E con un allenatore così non rischia di distrarsi”.
“Buono. Un altro che ha beneficiato della cura Motta ed è cresciuto molto in questi ultimi due anni. Quando hai davanti alla difesa due come Freuler e Aebischer più tre difensori molto bravi, il portiere è più sereno”.
“Nel ‘97-‘98 da allenatore dei portieri con Giampiero Ventura ci davano dei matti quando iniziammo a far partecipare il portiere alla manovra: perché giocare in 10 quando ne hai 11?”.
“Più che i piedi buoni ai difensori serve sapere cosa fare. Creare la superiorità numerica per avere un uomo sempre libero dal pressing avversario. Sapersi spostare, occupare gli spazi e avanzare al momento giusto. Tutte cose che riescono solo se ci lavori tanto in settimana come fa il Bologna, e si vede: prendete il gol di Ferguson, otto tocchi senza farla vedere alla Lazio e movimenti perfetti. È una rete che nasce da concetti di gioco precisi e studiati, non per caso. Motta non è uno che ha seguito le mode facendo copia e incolla, come altri”.
“Non lo so, finora il Bologna ha fatto grandissime cose ed è all’inizio di un bel cammino. Mantenendo questa compattezza e consapevolezza può sorprenderci”.
“Avevo ventun’anni, era la mia prima stagione in A, ho solo un bel ricordo di una squadra che giocava a calcio grazie a un allenatore che aveva idee innovative e che noi seguivamo a occhi chiusi”.
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