Un avvio di stagione, quello del Bologna, non passato certamente inosservato a chi ama il gioco del pallone. La squadra di Motta, infatti, è una delle migliori compagini per palleggio e la cosa ancor più soddisfacente è che a regnare è la suddetta gioventù. Non è un caso che il primo gol della stagione 23-24 sia capitato sul piede del classe 2004, Tommaso Corazza, giovane di prospetto che ha fatto tutte le trafile rossoblù. Il suo racconto a Cronache di Spogliatoio è un'emblema di quanto amore ci sia tra lui e Bologna, tramite un racconto a 360°, con qualche aneddoto e curiosità anche esuli dal mondo del pallone. Di seguito le sue parole nell'intervista dopo il suo rientro dagli impegni con la Nazionale.

All'inizio dell'estate

"In estate avevo fatto un primo incontro dove mi avevano detto: Corazza è difficile che Motta ti prenda in ritiro perché vuole partire con pochi giocatori. Per me non era un problema. Avevo appena passato la maturità e così ho prenotato le vacanze. Quando stavo per partire, mi arriva una telefonata: ‘Non puoi partire Tommi, Motta ti vuole con sé’. Ho disdetto tutto al volo, ne è valsa la pena". 

Sul doppio esordio: il gol al Cesena e quell'infinita attesa con il Milan: “Era la mia prima convocazione in assoluto con la prima squadra. Non avevo mai fatto una panchina in A, ero agitatissimo anche se già da un paio di giorni sapevo che sarei stato titolare. Quando siamo entrati al Dall’Ara avevo i brividi: era la realizzazione del sogno di Tommaso bambino». De Silvestri, Bonifazi e Arnautović mi hanno riempito di consigli prima della partita, poi pochi secondi prima di uscire dallo spogliatoio mi si avvicina il team manager: ‘Tommi, gioca facile i primi 3 palloni’. Io ho fatto così. Poi al quarto ho segnato. Prima della partita in hotel avevo già pensato a come poter esultare dopo un ipotetico gol. Mi ero immaginato tutto: volevo solo correre e andare sotto la curva. Lì non ci ho capito proprio più niente, era come se non sentissi più nulla. Era come se non fossi lì in quel momento, poi mi sono girato e sono stato travolto dalla squadra. Speravo con tutto me stesso di entrare e un po’ me l’aspettavo perché in Coppa Italia avevo giocato dal 1’. Quando il mister mi ha mandato a scaldare ero super emozionato. Io, al Dall’Ara, in Serie A: un sogno. Anche se, a dir la verità, sono rimasto lì a bordocampo per 3-4 minuti. La palla non usciva mai e così ho iniziato a pensare dentro di me: Guarda eh. Ora succede qualcosa e io non entro più’. Per fortuna ce l’ho fatta poi”.

Tommaso Corazza
Tommaso Corazza (ph. Image Sport)

Sul suo idolo, Alessandro Florenzi, Corazza dice: “Sono sempre stato in fissa con lui, sin dalle sue prime stagioni alla Roma. Mi è rimasta impressa l’immagine di lui che sale in tribuna e corre ad abbracciare sua nonna dopo un gol. E poi il gol al Barcellona: ma ve lo ricordate? Ho iniziato giocando esterno alto, poi sono diventato una mezz’ala. Ho seguito un po’ il percorso di Florenzi, fino a che nell’U17 mister Vigiani mi ha spostato nel ruolo di terzino. Dopo poco ho capito anch’io che avrei potuto rendere meglio lì. Ora, però, speriamo di segnare anche gol belli come i suoi eh…! Nel post-partita abbiamo scambiato due parole e poi gli ho chiesto la maglietta. È stato bellissimo, davvero”.

Sulla sua top 3 dei terzini: “Premetto: ovviamente escludo Florenzi, per me è davanti a tutti, questione di cuore. João Cancelo, Camavinga e Di Lorenzo. Di Joao prenderei l’intelligenza tattica. Di Camavinga la duttilità e la disponibilità nel sapersi adattare in un ruolo nuovo, non suo, dimostrando comunque tutto il suo valore. E poi il capitano del Napoli: per il suo carisma e per la sua dedizione al lavoro. Ha fatto un percorso impressionante partendo dal basso”.

La Nazionale

“Ricordo tutto della prima convocazione: ero fuori in giro con gli amici. Poi a mezzanotte mi arriva una chiamata dal segretario del Bologna: ‘Tommy, vai a casa. Domattina devi partire, ti vuole la Nazionale’. Ero sorpreso, non mi aspettavo una telefonata a quell’ora. Io non ci credevo, era totalmente inaspettato anche perché sono stato convocato in un secondo momento dopo che ci avevano concesso dei giorni liberi. Ora ad ottobre sono stato convocato per la seconda volta. In realtà, a settembre, non conoscevo nessuno a parte Stivanello, che però poi è andato via per infortunio. È un gruppo del tutto nuovo per me, ma ho stretto subito un gran rapporto con chiunque. Al Bologna in un mese mi hanno chiesto di portare i pasticcini tre volte: dopo il gol al Cesena, dopo l’esordio in Serie A e dopo la prima convocazione con l’Italia. Direi basta per il momento eh!”.

Sugli idoli rossoblù: “Certo, i miei idoli sono sempre stati Messi e Florenzi, ma poi qui a Bologna impazzivo per Gastón Ramírez, Di Vaio e Diamanti”.

Sull'abituale canto per gli esordienti: “Una delle prime sere mi hanno obbligato a cantare ‘Sofia’ di Álvaro Soler. Ero imbarazzatissimo anche perché eravamo in una baita con altre persone, non c’eravamo solo noi. Ho dovuto cantare davanti a tutti, che vergogna!”.

Sui compagni di squadra: “Ho stretto tantissimo con Bonifazi, De Silvestri e soprattutto Beukema, perché è il mio vicino in spogliatoio. E poi è stato stupendo conoscere Fabbian: quando è arrivato, abbiamo legato molto dal primo istante. Ora è il mio compagno di stanza durante le trasferte, insieme a Bagnolini. Karlsson è incredibile. Ha delle qualità pazzesche e poi, avete visto come calcia? Mamma mia”

Sul rapporto con Bologna, a prescindere dal padre: “Ho sempre seguito la mia strada. Fin da quando ero piccolino c’è sempre stata la figura di mio padre al Bologna ma per era una cosa normale, non è mai stato un problema. Mamma mi portava agli allenamenti e poi tornavo con lui. Certo, c’è stato qualche momento di imbarazzo, magari quando ero lì con i compagni e lui teneva i suoi discorsi, ma nient’altro. Sicuramente è presto per dirlo, ma io sogno di rimanere a Bologna per tutta la mia carriera. Tra 5 anni vorrei essere un giocatore affermato, apprezzato da questa gente… e perché no, magari un punto fisso della Nazionale”.

Sul sacrificio per arrivare fin lassù: “Sai, ho dovuto sacrificare molto tempo nella mia adolescenza. Fra allenamenti e partite non ho mai avuto molto tempo per gli amici, però non è mai stato un peso rinunciare ad uscite o feste. Andare a letto presto per la partita del giorno dopo è sempre stato un piacere. Più che altro - conclude Corazza- forse, è stato pesante per la scuola: studiare la sera, dopo gli allenamenti, non era facile”.

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