Il Resto del Carlino Bologna – La stagione del Bologna passa dalla trasferta di Torino. Fondamentale la vittoria per riaccendere la luce e lanciarsi in ottica Europa per la sfida al Brann.
In questo delicatissimo momento della stagione il Bologna non dispone del tempo necessario ad analizzare le cause della sua profonda crisi. La squadra di Vincenzo Italiano ha cambiato volto rispetto alla prima parte di stagione in cui viaggiava alla media Champions di due punti a gara.
Attualmente questa media è scesa a 0.5 punti a partita, racimolando appena sei punti in dodici partite, facendo meglio solo del Pisa, che ha ottenuto cinque punti nello stesso arco temporale. Va però considerato che il Pisa, neopromosso, era già preparato a questo tipo di stagione, mentre il Bologna partiva con obiettivi altissimi.
Obiettivi compromessi
In casa rossoblu si è rotto qualcosa, ed è successo altrettanto anche alla classifica, che ora vede i felsinei lontani addirittura undici punti dalla zona Europa, vedendo realisticamente l’obiettivo qualificazione per il prossimo anno compromesso.

Scotta anche l’eliminazione ai rigori dalla Coppa Italia, avvenuta per mano della Lazio di Sarri al Dall’Ara. Il Bologna non potrĂ quindi inseguire il sogno di difendere la coppa vinta lo scorso anno, certificando come anche in coppa la squadra faccia fatica, contrariamente alle aspettative positive che si erano generate a seguito delle sfide con Celtic, Maccabi e Parma.
La gara col Torino e poi L’Europa League
In questo contesto diventa di fondamentale importanza trovare i tre punti in casa del Torino per riaccendere la luce in un campionato da cui i felsinei sembrano usciti, sia mentalmente che praticamente. Bisogna poi aspettare i risultati di Como-Fiorentina e il recupero dei lariani col Milan.

Giovedì ci sarĂ poi lo spareggio di andata per gli ottavi di Europa League contro il Brann. E’ proprio il palcoscenico europeo che può dare un senso alla seconda metĂ di stagione del Bologna, che deve ritrovare la miglior condizione oltre che la vittoria.
La crisi di risultati ha infatti esasperato i difetti dei singoli, i quali hanno perso luciditĂ con l’aumentare della tensione, come nei casi delle espulsioni di Skorupski, Pobega, Cambiaghi, che hanno valutato male le loro scelte e il rischio che da esse poteva derivare.





