Salvezza vicina, futuro lontano. Traguardo a portata, orizzonte che sfugge. Bene oggi, rallegriamoci. Ma domani? Pensiamoci, almeno. Facciamo questo sforzo. Del domani non vi è certezza a tutte le latitudini del mondo, figurarsi dalle parti di Casteldebole. Il Bologna che ha pareggiato con merito a San Siro contro un Milan attanagliato dalla tensione è una squadra che gioca nel presente, perché più in là non può e non sa andare. Proviamo a spiegare: nell’inquadrare la delicata situazione che sta vivendo il Bologna in questi giorni (l’allenatore costretto a fare i conti con una partita decisamente più importante, la società che ancora non ha definito una strategia per l’anno prossimo, la squadra che sta provando a reagire con tutta la serietà e l’orgoglio di cui dispone), Sinisa Mihajlovic – a proposito: in bocca al lupo, mister! – ha usato le parole più sagge e più oneste, quando ha detto che le due questioni – il suo percorso professionale e il suo percorso umano – vanno distinte. Lo farà sicuramente Joey Saputo che è tornato e ripartito e chissà se davvero – il suo passaggio a Bologna – è stato premessa per una riflessione generale. Perché il cuore del problema è riassumibile in una manciata di domande che finora – ahinoi – non hanno avuto risposta, se non intendiamo per risposte quelle dichiarazioni di prassi che somigliano a confetti per la cresima che vengono sparsi sul tavolo del cresimando: uno passa, ne prende un paio, dà due morsi e via, per la foto di gruppo, cercando di tirar dentro la pancia e sfoderare il sorriso migliore del repertorio. Le domande, dunque. Che cosa vuole fare Saputo del Bologna? Quali sono le sue strategie? Ha fissato un traguardo minimo per la stagione in corso? C’è un progetto di crescita societaria e tecnica? Come intende – se intende farlo – rinforzare questa squadra? A che punto è la questione stadio? E’ contento del lavoro svolto finora dai suoi dirigenti di riferimento? E se non lo è, cosa ritiene che sia stato fatto bene o cosa invece pensa che sia stato sbagliato? Considerato che Mihajlovic ha un altro anno di contratto non ritiene sia giusto dare – proprio in questo momento, con il campionato che si sta chiudendo – certezze all’allenatore, alla squadra e ai tifosi? Scusateci, avevamo detto qualche riga fa che tutto era riassumibile in una manciata di domande. Bè, non proprio una manciata, a dir la verità. Ne sono uscite di più. E tante altre ne abbiamo nel taschino. E tante altre ancora – ne siamo convinti – ne avete voi che leggete e avete a cuore le sorti del Bologna. Perché è bello farle, le domande. E sarebbe anche bello che alla Bologna del calcio venisse indicato un orizzonte e venisse detto: è là che stiamo andando.
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