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Editoriale – Domenica dolceamara ma adesso il problema è il pubblico nei palasport

Una battaglia da playoff per la Virtus, una gara con qualche indicazione positiva ma senza il sapore della vittoria per la Fortitudo. La domenica di Basket City è riassumibile brutalmente così. Le V nere tornano da Brescia con un successo che permette di guardare alle cose che non vanno con più serenità: c'è un Josh Adams che fatica ad integrarsi, c'è una difesa che spesso è poco reattiva, c'è un attacco che quando non si mette in ritmo fatica a trovare punti. Però al momento di quagliare la Segafredo è stata più lucida della ottima Germani, quel tanto che basta alla seconda giornata di campionato per far pendere la bilancia dalla propria parte. Come direbbe il buon Catalano, lavorare in palestra con due punti in più in classifica è meglio.

La Lavoropiù ha avuto buone cose da Fletcher e Palumbo, ha avuto la capacità di trovare valide alternative nei momenti di difficoltà offensiva ma poi ha pagato la valanga di triple di Varese – 17/34 il computo finale – e quella che Meo Sacchetti nel post gara ha definito la mancanza di ferocia. Senza Banks il potenziale della F cala vistosamente e se tutti gli altri – a partire dalle altre due prime punte, Aradori ed Happ, che insieme ieri hanno chiusto con 28 punti ma con 10/30 al tiro – non alzano il proprio livello diventa complicato portare a casa le partite.

Ma il vero problema di Fortitudo e Virtus, oggi, si chiama pubblico negli impianti. C'è il forte rischio che i 1102 spettatori della Unipol Arena e quelli entrati negli altri palasport potrebbero essere stati gli ultimi per un bel po' di tempo. La bozza del nuovo DPCM parla chiaramente di un massimo di 200 spettatori per gli eventi al chiuso, indipendentemente dalla capienza. Dunque per il Governo e il CTS la gestione, fin qui ottima da parte dei club, della capienza fino al 25% non basta per garantire la dovuta sicurezza. Se ne può discutere, certo: il mio pensiero è che ci sia una miopia evidente nei confronti della realtà dei fatti, ovvero che 2000 persone in un impianto da 8-9000 possono starci e anche senza troppi problemi. Ci sono numerosi esempi a sostegno di questa tesi. Ma non è questo il punto.

Il punto è che 200 spettatori a partita portano inevitabilmente al disastro economico di società che già ora devono muoversi su equilibri sottili con un quarto di capienza. Questo non può essere messo da parte nella discussione. La salute pubblica e il contenimento del virus sono ovviamente la cosa più importante ma dimenticarsi o non affrontare il tema incassi è folle. Significa spingere le società di basket – ma vale lo stesso anche per altri sport – a chiedersi se possa valere la pena andare avanti così. Il Comitato 4.0, composto da LBA, LNP, Lega Basket Femminile, Lega Volley maschile e femminile, FIDAL e Lega Pro, è stato fin troppo esplicito: “Se dovesse essere confermata la misura attuale dei 1000 spettatori all’aperto e dei 200 al chiuso fino al termine dello stato d’emergenza che il Governo ha dichiarato di voler estendere fino al 31 gennaio, lo sport di territorio professionistico e dilettantistico non sopravviverebbe: le nostre società salterebbero una ad una, e con esse l’indotto sociale, occupazionale ed economico che creano”. 

Il buon senso impone a Governo e CTS un approccio diverso: il tempo stringe ed è bene giungere rapidamente all'unica soluzione possibile per salvaguardare al minimo sindacale possibile oggi le società.

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