Bologna, è crisi nera: Italiano deve lavorare su quattro punti focali (Ansa Foto) - BolognaSportnews
Il Bologna ha perso ancora una volta: è crisi vera per la squadra rossoblu oppure un semplice passaggio a vuoto? Italiano deve lavorare su alcuni punti focali
Quando una squadra entra in un periodo complicato, te ne accorgi prima ancora dei risultati. Lo senti nell’aria, nei dettagli, nelle partite che scivolano via senza lasciare traccia. Il Bologna oggi è esattamente lì, in quella zona grigia dove nulla sembra girare per il verso giusto. Il crollo casalingo contro l’Atalanta è stato solo l’ultimo colpo, forse il più rumoroso.
Una sconfitta maturata dopo i due gol di Krstovic e una prestazione incolore, che ha portato con sé anche il sorpasso in classifica di una diretta rivale. Un colpo che pesa, soprattutto perché arrivato a stretto giro dalla brutta serata di San Siro contro l’Inter.
C’è un dato che fa più rumore di tanti commenti: il Bologna non vince in Serie A dal 22 novembre. Da allora, il cammino è stato impietoso: quattro sconfitte, due pareggi e nessun successo. Una striscia negativa che ha cambiato il volto della classifica e, soprattutto, l’umore dell’ambiente.
Tutto è iniziato il 1° dicembre, con la batosta contro la Cremonese: 3-1 e prima sconfitta interna della stagione. All’epoca sembrava un incidente di percorso, invece è stato il primo segnale di una fase complicata. Da lì in avanti, il Bologna ha alternato cadute in campionato a notti europee e di coppa che hanno raccontato un’altra storia.
La vittoria dispendiosa contro il Celta Vigo, l’eliminazione dell’Inter in semifinale di Supercoppa Italiana, la finale persa contro il Napoli. Partite che hanno dato prestigio e fiducia, ma che probabilmente hanno presentato il conto. Giocare ogni tre giorni non è solo una questione di rotazioni: è una prova di resistenza continua, soprattutto per una squadra che vive di intensità.
In questo quadro, gli infortuni di Bernardeschi e Skorupski pesano meno di quanto si possa pensare. Il problema sembra più diffuso, quasi sistemico. La difesa ha incassato 11 gol in 6 partite, mentre l’attacco si è fermato a 4 reti dalla gara con la Cremonese in poi. Numeri che raccontano di una squadra meno solida e meno lucida nelle due aree.
La condizione fisica di Ciro Immobile non è ancora quella che servirebbe per trascinare il reparto offensivo. Castro è chiamato agli straordinari, mentre Dallinga si è perso strada facendo, quasi schiacciato dal ritmo e dalle aspettative. E poi c’è Orsolini, simbolo di questo Bologna, che attraversa un momento calante: meno brillante, meno incisivo, come se anche lui stesse pagando il peso di una stagione giocata sempre al massimo.
Qui la riflessione diventa inevitabile. Questo Bologna ha dimostrato di poter stare a certi livelli, ma ora sembra affrontare il prezzo della continuità, quella vera. Non è solo una questione tattica o di singoli, ma di energia, freschezza e scelte. La domanda resta aperta, sospesa tra campo e calendario: si tratta solo di un passaggio a vuoto o dell’inizio di una fase che chiede risposte forti? La risposta arriverà presto, come sempre nel calcio. Intanto, però, il Bologna deve ritrovare se stesso.
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