Claudio Ranieri a margine della gara tra Roma e Pisa lancia una frecciata a Gian Piero Gasperini: volano gli stracci in casa giallorossa
E quando a parlare è una figura come Claudio Ranieri, uno che la Roma la conosce dentro e fuori, ogni frase diventa quasi una chiave di lettura.
Alla vigilia della sfida contro il Pisa, il senior advisor giallorosso ha scelto di non girarci troppo intorno. Toni diretti, senza filtri. Ma soprattutto un passaggio che ha acceso inevitabilmente il dibattito: la gestione tecnica della squadra e il rapporto con Gasperini alla Roma.
La scelta Gasperini e il ruolo di Ranieri: cosa c’è davvero dietro
Ranieri ha chiarito subito un punto: il suo ruolo è cambiato. Meno campo, più visione. “Dico la mia quando vengo interpellato”, ha spiegato, sottolineando come oggi il suo contributo sia più strategico che operativo.
E poi il passaggio più interessante. I nomi sul tavolo erano diversi, cinque o sei profili. Alcuni hanno detto no, altri non si sono concretizzati. Alla fine, la scelta è ricaduta su Gian Piero Gasperini. Non un azzardo, ma una decisione ragionata: costruire, valorizzare giovani, crescere nel tempo. Esattamente ciò che aveva fatto all’Atalanta.
Ranieri lo dice senza esitazioni: “Ce lo aspettavamo”. Una frase che suona quasi come una presa di posizione. Perché se da un lato difende il progetto tecnico, dall’altro lascia intendere che il percorso non sarà immediato. E forse nemmeno lineare.
Interessante anche il retroscena sul mercato: tutti gli acquisti, da Ziolkowski a Zaragoza, sono stati condivisi con l’allenatore.
Nessuna imposizione dall’alto. Una scelta collegiale che rafforza l’idea di una Roma costruita su misura per Gasperini.
Mercato, errori e un futuro ancora da scrivere
Il discorso poi si allarga. Ranieri parla di occasioni perse, di trattative sfumate, come quella per Sancho. Ammette qualche errore, senza però cercare alibi: tra fair play finanziario e prestiti, la rosa è stata costruita anche con compromessi.
“Alcuni sono da Roma, altri no”. Una frase semplice, ma che racconta tanto. Perché dietro c’è una verità che spesso si evita: non tutti i progetti funzionano, e non tutti i giocatori si adattano. E poi arriva il passaggio più personale. Ranieri apre alla possibilità di farsi da parte. Senza drammi, senza polemiche. Solo con quell’eleganza che lo ha sempre contraddistinto: “Se non servo più, posso anche andare via”.
È qui che il discorso cambia tono. Non è più solo una questione tecnica o dirigenziale. Diventa qualcosa di più profondo, quasi emotivo. Il legame con la Roma, il ricordo della scorsa stagione, quell’unione totale con squadra e tifosi sfiorando la Champions.
E allora la domanda resta sospesa, quasi inevitabile: questa Roma sta davvero seguendo la strada giusta, oppure siamo solo all’inizio di un percorso che richiederà più tempo – e più pazienza – di quanto si pensi?





